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Archive for gennaio 2008

CRISI IDRICA? NO, POLITICA

Nella conferenza stampa tenuta a Benevento il Coordinamento delle contrade ha raccontano le ultime vicende sul blitz dei rubinetti a secco tornato in primo piano sull’ultimo numero dell’ ESPRESSO. Il settimanale, infatti, riprendendo le denunce del Coordinamento, ha dimostrato anche la poco edificante gestione politica dell’ “emergenza anomala” da parte dei responsabili dell’Udeur, alcuni dei quali – come l’assessore regionale alle Acque Luigi Nocera appena dimessosi e la presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella che ha coordinato il tavolo dell’emergenza – sotto inchiesta per altre questioni.
Ma non è tanto l’esito di queste vicende giudiziarie che interessa quanto il segno di malcostume nella gestione della cosa pubblica che danneggia tutti. Il “sistema Mastella”, infatti, non è l’unico del genere: il clientelismo per recuperare voti è diffuso in Italia. Ma questo sistema diventa inaccettabile se grazie allo sponsor politico vincono gli uomini, i progetti, gli accordi peggiori, sparisce ogni forma di trasparenza e si effettuano scelte che distruggono il territorio, il futuro della gente, la loro salute, la possibilità di trovare un lavoro, compresa l’opportunità di godere di un bene prezioso come l’acqua. Ora, infatti, che per colpa dei cambiamenti climatici l’acqua sta diventando un bene prezioso come il petrolio, si può immaginare quale potente strumento di clientela, di ricatto politico e sociale, quale serbatoio di voti può rappresentare.
Da questa storia, dunque, sembra fondamentale recuperare la trasparenza negli atti pubblici, non dare più deleghe in bianco ai politici e riappropriarsi degli strumenti messi a disposizione dei cittadini dalla democrazia: fra questi la convenzione di Aarhus che in Italia è legge dello Stato e che introduce il concetto della partecipazione del singolo o di associazioni ai processi decisionali mentre sono in atto, per valutare la validità delle soluzioni prima che vengano adottate. Perché i soldi pubblici sono dei cittadini e la gestione clientelare penalizza proprio i cittadini.
Ecco dunque, quali sono i meccanismi grazie ai quali la “casta” li prende in giro (raccontati nella pagina “Verità Acqua”) anche grazie a tecnici di fiducia politica: le spiegazioni fornite, infatti, dai responsabili dell’acquedotto regionale campano hanno alimentato il caos mediatico di un’emergenza annunciata, che si poteva evitare e che, invece, è stata cavalcata per fini intuibili ma non ancora chiariti.

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SE LO STATO FINISCE PER FARE UN PIACERE ALLA CAMORRA… DEGLI APPALTI

La magistratura ha chiuso l’inceneritore di Terni: 9 indagati, incubo diossina, 32 operai che dovranno subire esami medici e radiologici perché hanno lavorato in un inceneritore contaminato da rifiuti tossici e radioattivi. La chiusura dell’impianto è di questi giorni. Ma la denuncia dell’ex ministro Edo Ronchi e del chimico Walter Ganapini che l’inceneritore sarebbe stato contaminato anche dai rifiuti radioattivi contenuti nelle ecoballe di Napoli, non è nuova. Ronchi ne ha parlato nella trasmissione Ambiente Italia del 5 gennaio 2008 rivelando che si erano registrate sostanze radioattive nell’area circostante l’inceneritore di Terni quando furono bruciate una serie di “ecoballe” provenienti dalla Campania. Denuncia ribadita anche da Ganapini, già docente nelle università di Venezia e Milano e presidente di Greenpeace, il quale (in un’intervista a «Il Manifesto» che puoi leggere nella pagina Documentazione-Rifiuti) spiega come la camorra abbia lucrato all’ombra delle politiche energetiche degli ultimi anni, denuncia la “lobby degli inceneritori” e aggiunge: “… Le ecoballe non possono essere bruciate poiché non si sa cosa ci sia dentro. È notorio che sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali sono state assemblate con rifiuti ordinari. Due anni fa, alcune ecoballe portate a Terni per essere smaltite si rivelarono radioattive e contaminarono l’inceneritore».
Anche per questo gli abitanti di Acerra sono terrorizzati dall’entrata in funzione dell’inceneritore costruito dall’Impregilo che – obsoleto e mal progettato – nasce superato e inaffidabile come quello di Terni.
Il problema dell’emergenza napoletana, quindi, è nazionale: perchè i rifiuti che vanno e vengono dalla Campania sono il frutto di un traffico sporco e illecito che tutti i governi alternatisi negli ultimi 14 anni non hanno fatto nulla per arginare. Anzi, con i provvedimenti adottati e le soluzioni scartate hanno finito per favorirlo: perché, infatti, la struttura del precedente commissario Bertolaso ha valutato come possibili discariche solo cave dismesse, inadatte geologicamente parlando e quasi tutte in mano alla camorra? E perché fra zone deserte e geologicamente idonee, ha preferito aree protette accanto a centri abitati come Serre di Persano? Queste e altre le domande inquietanti sono contenute nell’articolo di Antonio Polichetti, membro della segreteria delle Assise di Palazzo Marigliano (che puoi leggere nella pagina Verità rifiuti ) e nell’incredible racconto-denuncia del geologo De’ Medici (nella pagina Documentazione Rifiuti ). 

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IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Testo di Serena Romano

Quest’anno è cominciato con un’emergenza: l’emergenza rifiuti in Campania.

Come tutti, anche noi abbiamo seguito le fasi mediatiche e il loro finale spettacolare: l’esercito che scende in campo per riprendere il controllo della situazione.

Ma in realtà le truppe possono solo far sparire dalle strade l’emergenza visibile: quella che fa cattiva pubblicità all’Italia e al Governo. Perché quella invisibile, l’emergenza che uccide, resta: come la polvere spazzata e nascosta sotto il tappeto. E i cittadini innocenti sono costretti a subirla in silenzio, sopraffatti dal clamore dell’emergenza mediatica che urla tutt’altro.

Perciò abbiamo ritenuto opportuno fare una riflessione e fornire qualche elemento controcorrente che potrete trovare nella pagina di questo blog intitolata “Verità-Rifiuti“.

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