
16 Aprile 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI – undicesima puntata
LA CAMPANIA VITTIMA DELLA STRAGE del … DIRITTO
Testo di Serena Romano
Uno “spappolamento giuridico” : così è stato definito il risultato devastante della “strage dello stato di diritto” in Campania dovuta all’eccesso e all’abuso delle procedure di emergenza.
Procedure che, se ben utilizzate, sono uno strumento prezioso: ma che cosa significa ben utilizzate ?
Quello che dice la legge 225 del 1992 sullo stato di emergenza in caso di calamità naturali: cioè, che con una Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM) un commissario straordinario può agire in deroga ad ogni disposizione vigente ma sempre nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico. Il che, in sintesi, vuol dire che l’ emergenza deve essere limitata nello spazio e nel tempo (cioè, deve durare mesi, non anni); che ogni deroga richiede una motivazione esauriente e puntuale perché non è possibile derogare genericamente a un settore dell’ordinamento giuridico; e che le competenze del commissario devono essere precisamente individuate per evitare che si creino sovrapposizioni tra la struttura commissariale “temporanea” e le amministrazioni locali determinando una struttura amministrativa “alternativa” che porterebbe alla “deresponsabilizzazione” degli enti locali.

Viceversa, queste indicazioni della legge sono state stravolte: perché l’abnorme durata della emergenza (14 anni!) e l’incontenibile quantità di OPCM (alcune emesse addirittura con cadenza settimanale!) hanno determinato un numero talmente imprecisato di “deroghe” e di “deroghe delle deroghe” alla legislazione vigente, da determinare in Italia un doppio quadro dell’ordinamento giuridico: un ordinamento giuridico generale, fondato sul principio di legalità, ed un ordinamento giuridico parallelo operante in Campania, che è quasi una contraddizione chiamare “giuridico”. Perché è una porta aperta alla deregulation più totale: una sorta di “licenza di uccidere” – anche se per “nobili fini” - come quella di cui disponeva “007”.
“COMMISSARI - 007” CON LICENZA DI UCCIDERE … LA LEGGE
Infatti, a partire dall’ordinanza 2425 del 1996 - che affidava al commissario straordinario la stesura del piano per la gestione dei rifiuti campani e la realizzazione delle opere necessarie - ai commissari per l’emergenza rifiuti è stato consentito per ben 14 anni di operare senza tenere conto, praticamente, di quasi nessuna legge che regola il settore. Questi, infatti, hanno operato in deroga:
alla normativa sulle espropriazioni e sui vincoli idrogeologici e paesistici;
alla normativa sulla “partecipazione” da parte dei cittadini;
alla normativa sulla localizzazione delle opere pubbliche;
alla normativa in materia di rifiuti e alla normativa tecnica in materia di discariche;
alla normativa in materia di contrattualistica pubblica sia interna sia a livello comunitario;
alla normativa sull’impatto ambientale;
fino all’ordinanza del gennaio 2008 che non specifica più neanche le leggi alle quali il commissario può derogare, ma prevede addirittura una deroga generica.
Ma è chiaro anche perché la raccolta di firme sotto il pamphlet di Sant’Arcangelo per il ripristino della legalità nelle procedure - a cominciare dal rispetto della direttiva europea n. 35 del 2003 sulla “partecipazione” alle scelte – si stia allargando anche fuori dal Sannio (vedi il manifesto integrale in “Documentazione Rifiuti”).
L’abuso delle procedure straordinarie, infatti, le ha trasformate in veri e propri “mostri” giuridici che hanno effetti paradossali rispetto all’obiettivo per il quale erano state innescate: adottate per accelerare le soluzioni, finiscono, invece, per bloccare ogni attività, diventando il principale problema da risolvere.
Per esempio, calpestare garanzie procedurali come la partecipazione dei cittadini alle scelte, diventa spesso uno dei principali intoppi alla realizzazione delle opere: perché discutere prima con associazioni ed enti locali che debbono ospitare gli impianti, ne favorisce la realizzazione. Viceversa, non rispettare la legge sulle “scelte partecipate” e tenere i cittadini all’oscuro – spesso per non dare conto di decisioni illegittime e non idonee - significa operare a furia di colpi di mano e dover ricorrere alla forza dell’esercito. Come sta accadendo in Campania.
Ma fino a che punto questa avanzata armata contro i diritti del fronte dei rifiuti può dare risultati in uno Stato democratico?
Lo Stato di Diritto, infatti, a sua volta si difende dal sopruso producendo “anticorpi” contro gli abusi alla legislazione vigente che rischiano di distruggerlo. Come emerso da un recente dibattito fra giuristi ed esperti del diritto (che sarà pubblicato nei prossimi giorni nella pagina Documentazione Rifiuti): “In base a una consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (inaugurata nel 1979 dalla famosa sentenza Corasaniti) il giudice ordinario, per esempio, ha il potere di porre il veto sulla decisione di costruire una discarica in un sito dove ciò può determinare una lesione di diritti fondamentali come quello alla salute o il diritto ad un ambiente salubre. E quanto più le varie ordinanze non rispettano i parametri stabiliti dalla legge 225 del 1992, tanto più il giudice amministrativo è legittimato ed ha il dovere di intervenire. Se a questi “intoppi” si aggiungono anche quelli derivanti dalle infrazioni comunitarie – perché le continue “deroghe delle deroghe” alla legislazione comunitaria innescano a loro volta procedure di infrazione da parte della Corte di Giustizia europea – alla fine si scopre che le procedure straordinarie nate per accelerare gli interventi, non solo non sono celeri, ma diventano una matassa giuridica indistricabile che con i suoi mille fili finisce per bloccare tutta la macchina dell’emergenza”.
Esattamente quello che è accaduto in Campania come ha rilevato chi opera nel settore del diritto: “Qui abbiamo speso e stiamo ancora spendendo centinaia di milioni di euro senza riuscire ad aprire un ciclo dei rifiuti perché siamo rimasti impantanati in un groviglio di contratti, di ordinanze, di decreti legge e di fonti normative dal quale difficilmente riusciremo a uscire… E oggi ci troviamo di fronte a qualcosa che, dal punto di vista giuridico, è ancora più grave dell’inchiesta Saredo: l’inchiesta che all’inizio del 1900 costrinse il governo e il Ministero degli Interni a nominare una commissione presieduta dal Presidente del Consiglio di Stato - massima autorità giurisdizionale nel diritto amministrativo italiano - per riuscire a districare quattro anni di contratti e gare d’appalto truccate del Comune di Napoli”.
Una situazione riscontrata anche da chi lavora sul versante della magistratura dove, in nome del principio di legalità, i pubblici ministeri sono obbligati a rispettare le norme in maniera talmente tassativa e stringente che non possono adottare interpretazioni alternative a quelle dettate: ebbene, chi ha operato a contatto con il commissariato, si è trovato di fronte, invece, a una normazione che ha definito “talmente perversa” da sottolineare la necessità di “contare tutte le ordinanze del consiglio dei ministri che hanno dettato norme in materia di gestione di rifiuti in Campania per redigere un vero e proprio testo unico (…) per tentare di avere una ricostruzione unitaria del sistema (…) in base alla quale operare…! ” Fino al caso limite creato da questo perverso sistema: “un’ordinanza che deroga, addirittura, ad alcune norme del Codice di procedura penale! Inutile dire che non è mai stata applicata”.
BLOCCARE LA STRAGE CON LA RACCOLTA DI FIRME
( 11° puntata - continua )
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10 Aprile 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI – decima puntata
LE RAGIONI DEL “NON VOTO” > Discariche abusive o dello Stato: qual è la differenza?
Testo di Serena Romano

Nonostante la relazione sul dissesto idrogeologico, firmata da due geologi, con la quale l’amministrazione comunale ha tentato di opporsi, Sant’Arcangelo Trimonte è stato “scelto” come sito per una discarica destinata ad ospitare quasi 900.000 metri cubi di monnezza. Con quali motivazioni tecniche? Mistero.
Gli abitanti hanno chiesto - in base alla legislazione italiana ed europea sulla “trasparenza” e sulla partecipazione dei cittadini alle scelte che li riguardano – di valutare la documentazione a supporto dell’impianto: diritto negato, al quale si è rimediato fornendo il fascicolo illustrativo solo 10 giorni dopo che l’ordinanza n. 153 del 1 aprile 2008 era stata firmata.
Eppure le lacune tecniche sono tante. Anzi troppe: tant’è vero che hanno provocato perplessità e sospetti tali da far partire una denuncia alla Procura della Repubblica.
Oltre al fatto che i versanti sui quali insisterà la discarica, infatti, sono chiaramente predisposti al dissesto idrogeologico, la zona è definita “altamente sismica”: cioè con grado di sismicità “S = 12” (secondo la vecchia classificazione) o “zona 1” (per la nuova classificazione) entrambe indicative di “massima sismicità”.
E’ attraversata, inoltre, da un elettrodotto da 150 KV e, per colpa delle discariche già esistenti, presenta un inquinamento del suolo e delle acque.
Quanto alla distanza della futura discarica dalle abitazioni – 800 metri, anziché almeno 1 chilometro – e all’impatto visivo ( folgorante !) questi violano i parametri indicati da CNR, OMS e Protezione Civile. Forse perciò i cittadini non hanno potuto analizzare – né sapere se sia stata formulata - una Valutazione di Impatto Ambientale: l’impianto è così enorme rispetto al territorio nel quale è inserito, da far prevedere una “pressione” sproporzionata anche dal punto di vista economico e sociale.
Se a questo si aggiunge che la “ventosità” dell’area - oggetto di uno studio “anemologico” per impiantarvi pale eoliche - è destinata a fare da cassa di risonanza all’olezzo dei rifiuti e che la mancanza di strade adeguate all’impianto prevederà la necessità di ulteriori sbancamenti e investimenti per una nuova viabilità, si capisce la reazione dei cittadini. In particolare: “il disgusto” per il voto, espresso dagli abitanti nella lettera inviata al Presidente della Repubblica insieme alle schede elettorali; e la denuncia delle Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia alla Procura della Repubblica (riportate in “Documentazione Rifiuti”).


Sta diventando paradossale, infatti, la volontà di ignorare i siti idonei e sicuri identificati in Alta Irpinia dal professore De Medici già un anno fa e illustrati alla struttura del commissario Bertolaso (come si può leggere nel racconto fatto dallo stesso geologo De Medici sotto la data del 19 gennaio 2008 in “Documentazione Rifiuti”): perchè è come se qualcuno, trovandosi sotto la furia di un temporale, rifiutasse l’ombrello che gli viene offerto. Tutti, infatti, accolsero la soluzione con entusiasmo… salvo relegarla in un cassetto. Come mai questi siti non vengono presi in considerazione? Quali tipi di “pressioni” riescono a impedirlo? Quali interessi reconditi hanno prolungato e aggravato un’emergenza rifiuti che già da allora si poteva arginare? Forse, qualche “boss” della politica “protegge” l’Avellinese per non danneggiare il proprio serbatoio di voti, per cui la scelta è stata dirottata su questi poveri disgraziati che evidentemente non hanno Santi in Paradiso? Sta di fatto che, se soluzioni tecnicamente corrette sono possibili ma non sono state attuate, bisogna scoprire il perchè come dichiarano gli esponenti delle Assise di Palazzo Marigliano nella denuncia al procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Aldo De Chiara:
“Dopo alcuni sopralluoghi, nelle conferenze di servizi, svoltesi a Roma nella sede della Protezione civile il 6 e il 14 febbraio 2007, De Medici indicò cinque comprensori dell’entroterra campano – Valle Saccarda, Vallata, Macedonia, Bisaccia e Andretta – per complessivi 270 kmq. con una densità di meno di 61 abitanti per kmq., dove era possibile reperire i siti per ogni aspetto idonei e realizzarvi in brevissimo tempo discariche a norma… tali indicazioni furono accolte con plauso da tutte le autorità partecipanti… ma le indicazioni furono inspiegabilmente accantonate. E ciò malgrado il rappresentante del Ministero dell’Ambiente subito dopo, con apposita nota ministeriale avesse segnalato, al Commissario straordinario e alle altre autorità interessate, l’urgenza di coltivare le indicazioni del prof. De Medici, ritenute interessanti per le caratteristiche dei siti… Urge a questo punto chiarire se interventi impropri di soggetti esterni al Commissariato straordinario abbiano impedito di dar corso alle indicazioni…In tal caso se ne imporrebbe il pronto recupero ai fini di una risoluzione in tempi brevi dell’emergenza in cui versa la Campania…”
Dura condanna anche della Corte Europea di Bruxelles
Ad avvalorare queste proteste e questi sospetti arriva oggi anche una condanna dall’Europa: il caos delle discariche italiane, infatti, viene pesantemente sottolineato dall’Unione europea che certifica come le nostre autorità non siano in grado di applicare le norme scritte da Bruxelles sulla gestione dei rifiuti. E la condanna della Corte di Giustizia dell’Ue non riguarda solo l’emergenza campana degli ultimi mesi, ma un’incapacità generale del nostro sistema sullo smaltimento della spazzatura. Il dito viene puntato soprattutto sulla “mancata conformità” delle norme sulle discariche approvate fra il 2001 e il 2003 dal governo Berlusconi con la direttiva Ue del 1999, che definisce la nozione di rifiuti pericolosi e quindi il loro diverso trattamento rispetto a quelli innocui. Non solo: la norma comunitaria chiede alle varie capitali di elaborare una strategia nazionale sui rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento, introduce la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari. Insomma, una precisa regolamentazione del settore dei rifiuti completamente ignorata.
( 10° puntata - continua )
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9 Aprile 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI – nona puntata
LE RAGIONI DEL “NON VOTO” > Il “no” dei cattolici alla “camorra politica”
Testo di Serena Romano
“Al signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Perché non possiamo votare!
Illustre Presidente, Lei è intervenuto per ribadire il dovere di partecipare con il proprio voto alle prossime elezioni politiche. Comprendiamo la sua preoccupazione per l’intenzione di disertare i seggi… condivisibile in tempi normali. Ma questi non sono tempi normali, poiché oggi lo sbandierato “rinnovamento della politica” è affidato alla mistificazione delle più sofisticate tecniche di propaganda elettorale per illudere i cittadini. Lei quindi è preoccupato, ma noi più di Lei”.
Così esordisce la lettera - in gran parte redatta da Sergio Tanzarella, professore di Storia della Chiesa alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli - discussa nell’assemblea riunita nella Curia di Caserta ( il cui elenco di sottoscrittori è pubblicato nella pagina “Documentazione – Rifiuti” insieme al testo integrale e a una serie di commenti)

Sergio Tanzarella
- Che cosa, secondo voi, avrebbe dovuto fare e non ha fatto il Presidente Napolitano?
“Avrebbe dovuto ribadire più volte al Parlamento la necessità di rifare la legge elettorale e i rischi irreparabili per la democrazia nell’andare al voto per una seconda volta con una legge simile – risponde Tanzarella – Ma il Presidente non l’ha fatto, forse illudendosi della sopravvivenza di un senso comune di decenza da parte dei partiti che, però, si sono ben guardati dal porvi rimedio: non ha rimediato, infatti, la maggioranza uscente, né la minoranza ha sollevato il problema”.
- Lei scrive che questa legge non è una calamità naturale perché risponde a precise volontà e interessi dei partiti. Quali?
“Nominare direttamente i parlamentari facendo a meno della volontà dei cittadini: una sorta di investitura diretta nella quale le elezioni sono ridotte a semplice e formale ratifica o pietosa farsa, mentre la democrazia e la partecipazione sono utilizzate come un colpo di vernice per rendere accettabili le decisioni di un manipolo di segretari di partito arrogatisi il diritto di decidere per 60 milioni di italiani. La si può chiamare ancora democrazia questa o piuttosto una oligarchia ereditaria? Tuttavia, anche con una legge pessima questi partiti avrebbero potuto operare con saggezza preparando delle liste rispettose delle indicazioni dei cittadini, delle volontà locali e inserendovi le migliori intelligenze, le figure rappresentative del mondo del lavoro e dell’ impegno civile. Così il danno della legge sarebbe stato in parte riequilibrato dallo sforzo di costruire un Parlamento realmente rappresentativo delle aspirazioni di un intero popolo”.
- Ma ci sono stati rappresentanti della società civile che hanno offerto la propria disponibilità ai partiti?
“ Sì, ma senza alcun risultato. Al contrario, leggendo i nomi inseriti negli elenchi pomposamente definiti “liste elettorali” si ritrovano innanzitutto funzionari di partito: dignitosa attività lavorativa ma estranea al principio della rappresentanza popolare, con scarsi titoli di studio, nessuna riconoscibilità territoriale e un’inestinguibile sete di potere. Segue, poi, una sfilza di collaboratori di ministri e politici: portavoce, stagiste, addetti stampa, consulenti, capi segreteria, responsabili di siti internet. Se si aggiungono a questi, i vari “parenti” dei politici eletti nella precedente legislatura, i tanti inquisiti e condannati per gravi reati e quelli che in Parlamento si trovano comodamente da decenni, si ottiene una sequenza ininterrotta di vallette e valletti. Di qui l’interrogativo rivolto al Presidente: “Lei ha un bel dire che bisogna andare a votare, ma come possiamo farlo secondo retta coscienza di fronte a queste nomine travestite da candidature?”
- Queste motivazioni al “non voto” dunque, non sono dettate solo “dall’emergenza rifiuti” che colpisce la Campania ma hanno una valenza nazionale ….
“Certo, anche se le motivazioni sono avvalorate dal contesto in cui è stata partorita la lettera: una regione, cioè, la cui condizione disastrosa dovrebbe essere al centro di una ammissione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche che negli ultimi 15 anni hanno permesso lo scempio ambientale – dopo aver favorito in precedenza quello urbanistico – fino alla catastrofe in cui ci troviamo… E ci si aspetterebbe che qualcuno proponga di rimediare alla catastrofe o ne faccia oggetto della campagna elettorale: invece assistiamo alla solita demonizzazione dell’avversario, all’invito stantio a votare comunque purché non vincano gli altri… ma nessuno ammette di aver sbagliato. Anzi aggiungono a disastro altro disastro: stabilendo con un provvedimento che le pericolosissime ecoballe ammassate per anni possono essere tranquillamente bruciata nel famigerato inceneritore di Acerra o programmando la costruzione di inceneritori e centrali a biomasse in grado di incrementare un inquinamento “mortale” che è sempre più difficile negare. E siamo arrivati all’assurdo: che i cittadini che si oppongono a interventi fatti in nome dell’emergenza dai commissari in dispregio ad ogni legge dello Stato, vengono accusati di favorire la camorra! Ma dov’era lo Stato quando la camorra sversava veleni industriali in Campania e costruttori rapaci costruivano sui terreni demaniali del litorale domizio distruggendo una pineta marina? E dove è lo Stato oggi che la camorra tenta di inserirsi nella ipotetica opera di bonifica? E’ possibile che di camorra si debba occupare solo uno sparuto gruppo di magistrati e forze dell’ordine, mentre la mentalità camorristica penetra nella società come dimostrano le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni camorristiche?
- Per tutti questi motivi voi dichiarate di non potere, per “coscienza, diventare complici dei partiti politici e delle loro scelte”. Ma quale sistema adotterete per manifestare questo dissenso?
“Non è questo che conta ma il fatto che molti di noi che hanno sempre votato questa volta non lo faranno: non per andare al mare, ma per compiere un atto pubblico di protesta e di disobbedienza civile. Quanto al sistema, ognuno si regolerà come crede: alcuni si recheranno nei seggi per rifiutare la scheda e far mettere a verbale le ragioni del loro rifiuto, altri voteranno scheda bianca, la annulleranno o voteranno una lista marginale. Ma tutti manifesteranno così un astensionismo di protesta. Perchè hanno troppo rispetto per il voto per poter accettare di votare turandosi il naso o di votare per il male minore: anche perché a questo ha sempre corrisposto il bene di pochi, cioè di quelli che ci opprimono”.
- Ma la vostra protesta si concluderà il 14 aprile?
“Al contrario: qui comincia quella vera, la protesta costruttiva. Molti firmatari di questa lettera, infatti, hanno già operato in politica, nel volontariato, nel sociale per cui, nell’interesse supremo della “cosa pubblica”, all’indomani del 14 aprile ci auto-convocheremo per organizzarci in supplenza dei partiti politici, creando liste per garantire il riconoscimento di diritti come salute, scuola, acqua, difesa del territorio che nessun partito si fa carico concretamente di assicurare. Perché ci sta a cuore una politica che non si occupi soltanto di confermare il nostro benessere, ma si faccia carico dei tanti non garantiti. Dopo due anni di Governo la maggioranza uscente non ha mutato in nulla la miserevole condizione dei migranti sottoposti ad una legge inumana, né semplificato i ricongiungimenti familiari; non ha offerto garanzie ad un precariato istituzionalizzato ma aumentato le spese per l’industria militare; non ha riconosciuto il nesso evidente tra l’uranio impoverito e 500 soldati ammalati di leucemia e linfoma di cui più di 50 già morti, e ha diminuito i finanziamenti per scuola e ricerca… Per questo e altro, vogliamo affermare una politica che dichiari come insostituibile precondizione la centralità della questione morale mortificata in nome del consenso, dei sondaggi e degli interessi innominabili delle cordate economiche che pretendono di comprare perfino la libertà dei cittadini.
Questi i motivi che ci spingono a rifiutare la farsa di queste elezioni e a non concedere più voti e deleghe a chi fino ad oggi se ne è mostrato indegno. Perché se i partiti interpretano il proprio ruolo come semplice lotta al mantenimento del potere, come sfruttamento del disagio sociale per ottenere voti, toccherà a noi – semplici cittadini – cuocerci da soli il pane della democrazia”.
( 9° puntata - continua )
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7 Aprile 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI - ottava puntata
LE RAGIONI DEL “NON VOTO” > SE LO STATO NEGA L’EVIDENZA
Testo di Serena Romano
Ci sono voluti quasi 4 anni, un gesto eclatante come l’invio delle schede elettorali al Presidente della Repubblica e le immagini riportate da Report di pecore e pastori falcidiati dalla diossina, perché la vicenda degli abitanti del “triangolo della morte” cominciasse a trapelare in Italia.
Il mondo scientifico internazionale, infatti, viene informato della grave situazione già nel settembre 2004 quando appare su “Lancet” - una delle più qualificate riviste del settore – lo studio fatto al CNR di Pisa da un ricercatore originario di Nola, Alfredo Mazza (puoi leggerlo nella pagina “Documentazione Rifiuti” dove sono riportati tutti i documenti mano a mano citati).
E’ proprio Mazza a battezzare Nola, Acerra e Marigliano “il triangolo della morte”: perché comparando il registro dei tumori di queste zone con quello di regioni altamente industrializzate, scopre che l’incidenza di linfomi, cancro all’apparato urogenitale e al fegato e di varie malformazioni è la stessa, se non superiore. Eppure in Campania di industrie ce ne sono poche. Che significa? Che probabilmente qui arrivano gran parte dei rifiuti tossici di quelle fabbriche.
L’ “Oncology reportage” firmato anche dalla ricercatrice americana Senior C. è allarmante: perché prefigura un aumento di queste malattie dovuto all’enorme numero di discariche nascoste che debbono ancora dare il loro effetto sulla salute. Previsione che purtroppo si sta dimostrando reale, ma all’epoca giudicata dall’Istituto Superiore di Sanità poco attendibile. Anche le critiche, però, dell’Istituto appaiono pretestuose perché toccano i dettagli formali ma non il contenuto dello studio, che diventa, invece, oggetto di dibattito su internet e di interesse da parte della comunità scientifica internazionale: perché avvalora studi in corso a livello mondiale, basati su metodologie innovative, che dimostrano le dirette relazioni tra malattie e ambiente.
E’ dal 2004, dunque, che lo psichiatra Gennaro Esposito – referente per Nola della federazione “Assocampaniafelix” che raccoglie gli abitanti del “triangolo della morte” – sta tentando di richiamare l’attenzione del governo italiano sulla situazione. Finchè ad aprile 2007, insieme ad altri 11 cittadini, chiede ufficialmente di essere sottoposto ad analisi per verificare i valori di diossina e di altri contaminanti nel sangue. Ma questa richiesta normale, che rientra nel diritto alla salute sancito da ogni Stato civile, è negata. Comincia, infatti, da aprile 2007 un incredibile rimpallo di responsabilità, che ha l’obiettivo di prendere tempo per negare “a priori” ogni rischio. Un comportamento omissivo reso ancora più grave dal fatto che 10 giorni dopo la loro richiesta di analisi – inviata a tutte le istituzioni competenti - arriva come fulmine a cielo sereno, il risultato degli studi commissionati dall’ex commissario Bertolaso all’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’indagine dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana” avvalora le preoccupazioni. Lo studio, infatti, dopo avere riconosciuto al lavoro di Mazza il valore di pietra miliare e il merito di avere sollevato il problema, per la prima volta in Italia ammette la “possibile correlazione tra l’aumento dei tassi di incidenza e la mortalità per alcune malattie, e la presenza di discariche tossiche”. E di conseguenza, per la prima volta, viene fatta una mappatura del pericolo che identifica 13 comuni campani nella fascia a rischio maggiore: fra i quali quelli del “triangolo della morte”.
Ma dopo tutto questo, le istituzioni come giustificano il diniego a sottoporre gli abitanti allo screening richiesto? Ecco la risposta nelle testimonianze dei protagonisti.
LE TESTIMONIANZE DEI PROTAGONISTI

“Poiché nel frattempo anche 300 persone residenti ad Acerra chiedevano di essere sottoposte ad analoghe analisi – racconta Gennaro Esposito - il commento poco felice dei vertici della ASL fu : “Ma che volete fare… politica? Qui non c’è nessun allarme diossina”, anche se all’epoca erano già state abbattute 4000 pecore contaminate del “triangolo”. Ciononostante ci promettono l’imminente avvio di un’indagine epidemiologica… che si rivela una duplice beffa! Si tratta, infatti, di un’indagine sulla popolazione basata sul metodo SEBIOREC contro la quale abbiamo protestato aspramente: sia perché è un metodo di scarsa validità scientifica - perchè mischiando il sangue dei prelievi effettuati ne “annacqua” i risultati – sia perché lo studio, iniziato il mese scorso, non sarà completato prima di un anno!”
“E qui non c’è tempo da perdere - aggiunge Bruna Gambardella - Nel frattempo, il fratello del pastore Mario Cannavacciuolo che appare nel servizio di Report, è morto in 20 giorni per un tumore fulminante: fra gli altri contaminanti trovati nel suo sangue, c’erano valori fino a 190.000 di PCB. Sa quanti ne ho io? 600.000! Tant’è vero che sono affetta da una grave malattia che mi sta sconvolgendo la vita… Ma non c’è stato verso: le nostre richieste di analisi “individuali” per stabilire chi è contaminato e chi non lo è, non hanno mai avuto seguito. Le autorità sono rimaste sorde anche all’appello rivolto loro il 12 luglio 2007 dall’arcivescovo di Nola, Beniamino De Palma”.
Come hanno fatto, allora, questi abitanti del “triangolo mortale” a scoprire di essere contaminati?
Come in un romanzo, dove due storie che partono separate, all’improvviso si intrecciano: “In una domenica del luglio scorso, durante una seduta delle Assise di Palazzo Marigliano, incontrammo il professore Marfella, tossicologo dell’istituto Tumori Pascale, che da anni approfondisce questo problema in contatto con esperti a livello internazionale – raccontano ancora Gennaro e Bruna - Così scoprimmo che era stato lui a seguire il caso dei due fratelli Cannavacciuolo e a fare i prelievi sui due pastori: per cui ci propose di fare altrettanto. Cosa avvenuta, ma a nostre spese, grazie anche all’aiuto di una colletta realizzata con una manifestazione di beneficenza: perché queste analisi inviate in Canada, sono costate a ciascuno di noi 1.660 euro”.
Se di fronte a tutti i miliardi buttati in 14 anni di strumentale emergenza rifiuti, lo Stato non ha rimediato i quattro soldi necessari a fare queste analisi, è chiaro, a questo punto, che le istituzioni hanno paura di un’indagine seria. Perché?
Forse perchè risultati inoppugnabili, privi di margini di ambiguità, non consentirebbero più di negare il disastro ambientale e tutte le responsabilità dello Stato che ne derivano. Ma soprattutto non consentirebbero di continuare a lucrare soldi pubblici su finte bonifiche e soluzioni sbagliate, utili solo a perpetrare l’infernale e illegittimo meccanismo innescato dall’emergenza rifiuti.
La posta in ballo, dunque, è grossa per cui paradossalmente oggi l’interesse dello Stato è contrario a quello dei cittadini. Non solo campani: perché lo spreco enorme di denaro pubblico e fondi europei – utilmente spendibili in altra maniera – coinvolge tutto il Paese.
Così l’avvocato Gennaro Allocca ha deciso di inviare la sua scheda elettorale - insieme a quella di Gennaro Esposito e Bruna Gambardella - al Capo dello Stato, accompagnate da una lettera integralmente riportata in “Documentazione Rifiuti”.
Una lettera che, solo alla luce di questo retroscena, riesce a rivelare il suo vero significato.
( 8° puntata - continua )
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10 Marzo 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI - settima puntata
NOTIZIA BOMBA : LA CAMPANIA “MAXI FORNO” D’ITALIA
Testo di Serena Romano
La notizia è deflagrata come una bomba in una scuola elementare di campagna del Sannio domenica 9 marzo: “Oggi l’Italia con tutti i suoi inceneritori ha una portata complessiva che non arriva a 4 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. Ebbene, tenendone all’oscuro i cittadini, si è deciso e già finanziato una quantità di impianti di incenerimento nella sola Campania pari a circa 4 milioni di tonnellate fra i quali rientrano anche le “ecoballe” piene di sostanze industriali, tossiche e radioattive che un’ordinanza governativa di qualche settimana fa, come una bacchetta magica, ha reso all’improvviso perfettamente combustibili”.
Quando la notizia è stata lanciata dal professore Antonio Marfella, tossicologo dell’Istituto dei Tumori “Pascale” di Napoli, un brivido di raccapriccio è corso fra il pubblico composto soprattutto da quei comitati di protesta che ormai, a differenza dei politici, conoscono bene gli esatti contorni e i veri pericoli di un’emergenza rifiuti che dura da 15 anni. E se a quanto denunciato nella scuola, si aggiungono le dichiarazioni fatte da Marfella anche a “Report” - su RAI 3 la sera stessa - e le agghiaccianti documentazioni del servizio, una cosa è certa: il titolo della nostra inchiesta non è una forzatura.
Chi non ha ancora visto il servizio, farà bene a colmare questa lacuna: solo dopo, infatti, potrà capire l’entità della denuncia fatta dalle Assise di Palazzo Marigliano, l’assemblea civica di esperti, giuristi, medici – della quale fa parte anche Marfella – presenti sia all’incontro nella scuola di Benevento che nel servizio di RAI 3. Se il piano regionale per l’incenerimento dei rifiuti - in parte mascherato come piano energetico per la produzione di energia da biomasse – non sarà in qualche modo bloccato, infatti, i campani sono destinati a diventare gli ebrei del 2000 da sacrificare al business dei forni di Santa Maria La Fossa, Acerra, San Salvatore Telesino, Reino e così via…
Le immagini e i dati riportati da “Report”, infatti, non lasciano dubbi: il territorio analizzato è talmente inquinato che andrebbe di corsa bonificato, ma nonostante i milioni di euro investiti in questi anni per la bonifica, tutto è rimasto inalterato. Come si può pensare, allora, di immettere in una realtà satura di diossine e altre sostanze tossiche al punto che il numero dei morti - persone e animali – è diventato impressionante, altre sostanze inquinanti senza compromettere irrimediabilmente la vita di chi abita in quei luoghi? Questo e altro denuncia, infatti, il professore Marfella (nelle osservazioni fatte al piano Pansa e integralmente riportate nella pagina Documentazione - Rifiuti) valutando l’impatto che avranno queste iniziative: iniziative prese grazie ai poteri straordinari dell’emergenza che infrangono ogni regola, anche quelle legate alla salute che proprio i commissari straordinari avrebbero dovuto preservare. “Dove vogliamo andare? Da che ci siamo svegliati all’improvviso scoprendoci discarica di rifiuti tossici industriali di tutta Italia… dobbiamo diventare la Regione che fa del materiale post-consumo l’inceneritore di tutta Italia? E in quale discarica collocheremo circa 1 milione di tonnellate all’anno di ceneri tossiche frutto di questa smisurata combustione?”
(7 ° puntata – continua)
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4 Marzo 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI - sesta puntata
Avrà pensato anche di scappare via, Lucia… Ma andare dove, quando tutto quello che si possiede è poco più di niente? Quando davanti agli occhi non si vede uno spiraglio di luce, quando le forze ormai si sono esaurite, alla povera gente rimane poco da fare: rassegnarsi o continuare, ma stancamente, a lottare.
Lottare, sì, ma con quali armi? I poveri sono poveri di tutto, anche della parola e della capacità di farsi ascoltare.
Scoraggiata, Lucia si dà fuoco. Un gesto da rigettare con tutta la forza, eppure da comprendere appieno. Quanto parlare in questi giorni di campagna elettorale di diritti o presunti tali. Diritto al lavoro, alla casa, all’autodeterminazione. In Campania la gente chiede – nientemeno! – che il diritto a vivere decentemente. Il diritto a respirare e a non dover tremare per la salute dei figlioli. Da ogni parte si chiede a queste popolazioni di non chiudersi a riccio, ma di contribuire per risolvere l’emergenza rifiuti. Si fanno promesse, come tante altre volte. Nessuno sembra comprendere le domande che vengono da queste persone impaurite: ‘Che garanzie ci offre chi oggi ci fa promesse, senza aver mantenute quelle fatte ieri?’. Non trovare interlocutori, essere sospettati di fare il gioco dei camorristi, sentirsi tacciati di egoismi e scarsa solidarietà, aggiunge sconforto e rabbia nuovi a quelli precedentemente accumulati.
E mentre si parla ancora dei rifiuti urbani, occorre non perdere di vista che il problema più grande viene dai rifiuti tossici, occultati nelle discariche abusive o in aperta campagna. Di essi si parla poco e con circospezione. È questo che ha impaurito Lucia. È questo che spaventa la povera gente… A te, Lucia, la nostra solidarietà. Siamo con te, lottiamo con te, soffriamo con te. Non perdere, però, la speranza. Insieme possiamo farcela non solo a vincere questa battaglia, ma la battaglia grande della vita.
Sarebbe stato bello, però, se avessimo avuto modo di vedere per le strade di Napoli e, perché no, anche di Roma e di Milano, le stesse donne che due settimane fa scesero in piazza per sostenere Silvana. Avrebbero mostrato che non a sostegno di un’ideologia, ma della vita, quella vera, esse intendevano manifestare allora.
“Una moratoria che liberalizzi la raccolta. In altre parole bisogna consentire la creazione di cooperative di cittadini o di categorie – per esempio, cooperative di albergatori, ristoratori, eccetera – che possano accordarsi direttamente con ditte come la “Erre Plast” campana che, come è stato denunciato ad ANNOZERO, deve comprare la plastica al Nord perché non riesce a trovarne a sufficienza sul posto”.
“Su questo sarò duro e preciso: noi non vogliamo la solidarietà delle altre regioni d’Italia ma vogliamo da parte di tutti un atto di corresponsabilizzazione. Cioè, poiché si è visto che buona parte del disastro campano è dovuto allo sversamento illecito di rifiuti tossici e nocivi provenienti dal Nord, non chiediamo di portare i nostri rifiuti fuori dalla Campania, ma che con un modesto investimento – che complessivamente non ammonterebbe a più di 5 milioni di euro – vengano le regioni del Nord, con le loro aziende, il loro know how e i loro tecnici a costruire qui impianti di compost per noi, da approntare entro 3 mesi”.
“Esatto. Perché il guaio è di tutti e allora l’unico modo per non fare girare i rifiuti per tutta Italia – quelli del Nord al Sud e quelli del Sud al Nord – è che il Nord ci dia una mano a fare gli impianti necessari a sistemare la nostra immondizia in Campania”.
“Bisogna partire dal piano dei siti per discariche consegnato già un anno fa alla struttura Bertolaso dai geologi Ortolani e De’ Medici nel quale venivano indicati luoghi geologicamente idonei e lontani dai centri abitati. Il metodo di approccio con queste realtà, però, deve essere completamente diverso: da un lato, noi dobbiamo garantire che grazie a una efficace raccolta differenziata, venga portato a discarica solo il poco che resta dei rifiuti solidi urbani; dall’altro la gente del posto, attraverso comitati di cittadini, deve essere informata prima delle scelte, ammessa a partecipare al progetto e al controllare di quello che entra nella discarica, magari anche lavorando nella struttura. Chi meglio di un abitante del posto adeguatamente preparato, infatti, può garantire la qualità del servizio e il controllo del territorio?”
(5° puntata - continua)
OLOCAUSTO RIFIUTI - quarta puntata
NON VOTARE E’ UN DIRITTO DEL CITTADINO: “IL DIRITTO ALLA RESISTENZA” SPIEGATO DAL PROFESSORE LUCARELLI IN QUESTA INTERVISTA
Intervista di Serena Romano.
L’invito di Fiorello a stracciare la scheda elettorale così come altre simili forme di protesta che prevedono l’astensione dal voto, non sono liquidabili tout court con il marchio di “qualunquismo” perché, se adeguatamente motivate, sono inattaccabile dal punto di vista del Diritto: come dimostra Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto Pubblico all’Università Federico II di Napoli e presidente delle Assise della città di Napoli in questa intervista.
“Il cittadino può partecipare politicamente al governo della cosa pubblica, in diversi modi dei quali il voto è solo l’ultimo atto. Ebbene, se il cittadino si rende conto che di fatto non viene reso partecipe delle scelte, come prevede per esempio la convenzione di Aarhus che in Italia è legge dello Stato; se il governo italiano non lo interpella come prevedono anche le direttive europee, tant’è vero che il nostro governo è stata sanzionato per la mancanza di partecipazione dei cittadini alle scelte che lo coinvolgono; se ha la consapevolezza che la classe politica italiana sta trasformando e stravolgendo il diritto alla partecipazione in una semplice ratifica a posteriori di quanto già deciso; se il cittadino, insomma, ritiene che questa classe politica è ormai scollegata dalla base e non lo rappresenta più, ha diritto a non votarla come atto di resistenza”.
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- Ma in passato qualcuno aveva proposto di togliere i diritti civili a chi per tre volte non andava a votare…
“E’ una bestialità. Nessuna autorità può eliminare i diritti naturali dell’individuo: e poichè il diritto al voto è un diritto naturale, è ineliminabile. Ed è valido anche il suo opposto: cioè il diritto al “non voto” come diritto fondamentale di libertà del cittadino. Questa del resto era la strategia di Gandhi che lo ha reso vincente: “Chi partecipa per me, senza di me, è contro di me”. Per cui non votare persone che non fanno l’interesse del cittadino e calpestano i suoi diritti è una maniera civile e corretta per fare pulizia”.
- Oggi la maggior parte dei comitati di cittadini conoscono bene la direttiva di Aarhus che i politici evidentemente ignorano. Come si può fare per fargliela rispettare?
“Fra gli strumenti legislativi ordinari a disposizione del cittadino c’è la legge 241/’90 che introduce il concetto della partecipazione del singolo, di associazioni e di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento che li riguardano, in contraddittorio con l’ente pubblico”..
- Ma il cittadino può discutere dopo che le decisioni sono state prese?
“No, ha diritto di farlo prima e durante. La legge 241 pone chiaramente le basi di questa partecipazione che viene rafforzata attraverso il recepimento della convenzione di Aarhus: il cittadino deve partecipare proprio alla fase elaborativa di un piano o di un progetto sennò, a cose fatte, si trova davanti un pacchetto confezionato con decisioni tecniche e impegni già presi che porta già in sé i germi della conflittualità. Cioè, la protesta “ex post” che è la negazione di quella partecipazione che presuppone, invece, studio e informazione anche da parte del cittadino”..
- Qual è la differenza pratica fra il cittadino di una nazione che gli riconosce il diritto alla partecipazione e quella che glielo nega?
“Dover subire decisioni sbagliate, prese per favorire interessi particolari anziché della collettività. Del resto è proprio questo il passaggio dall’uomo primitivo – destinatario ignorante, che subisce decisioni calate dall’alto – all’uomo “civicus” consapevole dei diritti e dei doveri che trovano riconoscimento, attenzione, non solo nella Legge, ma nel Diritto che è al disopra della legge”..
- Che significa sul piano concreto?
“Che anche se un diritto non è sancito dalla legge italiana, va rispettato ugualmente se è previsto per esempio, dal Diritto internazionale. Nel caso della convenzione di Aarhus è sia legge dello Stato italiano che Diritto: e come tale inattaccabile anche sul piano dei principi e dei comportamenti che ne derivano”.
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(4° puntata - continua)
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14 Febbraio 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI - terza puntata
INTELLIGHENZIA E CENSURA
“Cari colleghi questa è la risposta ufficiale che mi è stata fornita dall’Università Federico II alla mia richiesta di divulgare l’appello che vi riallego:
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“Invio del tuo messaggio intitolato “Scandalo rifiuti in Campania: per uscirne occorre anche l’intervento autonomo delle università” è stata rifiutata dal moderatore. Il moderatore ha dato la seguente ragione per il rifiuto: “Ai sensi di quanto reso pubblico sul sito del CSI, si comunica che tutte le e-mail inviate alle liste di distribuzione aventi ad oggetto l’attuale emergenza rifiuti verranno scartate automaticamente”.
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Credo sia una censura incredibile! E’ stato dato ordine alla responsabile della mailing list di non scocciare i colleghi della Federico II, circa un problema epocale e squallido come lo scandalo rifiuti attuale. Ma chi ha dato quest’ordine?
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Fatemi sapere cosa ne pensate. Cari saluti Franco Ortolani
L’articolo del professore Ortolani è integralmente riportato su questo blog (puoi leggerlo cliccando qui o in “Documentazione rifiuti” insieme alla denuncia per certi versi analoga del prof. De Vivo).
Ma l’episodio è grave perché è una chiave di lettura per capire diverse cose. Innanzitutto, come è potuto verificarsi questo disastro ambientale nel menefreghismo generale; poi, perché non se ne intraveda tuttora la via di uscita; infine, perché si preferisca scaricare tutte le colpe su un unico capro espiatorio: Antonio Bassolino. Gran parte di coloro, infatti, che lavorano nelle istituzioni scientifiche, mediche, tecniche che supportano sia l’operato di De Gennaro che quello governativo, sono gli stessi che hanno dimostrato in 15 anni di “emergenza rifiuti” di preferire il silenzio: per sfruttare il centro di potere economico sorto intorno al commissariato – distributore di incarichi e consulenze d’oro - o per non crearsi inimicizie. Ecco perché oggi, chi vuole capire come stanno veramente i fatti, non può fidarsi ciecamente di quanto diffuso dai media con il supporto dei cosiddetti “esperti istituzionali”. Ed ecco anche perché è importante raccontare l’attualità senza trascurare la memoria storica dei fatti: come ha rivelato l’intervista al giudice Raimondi nella precedente puntata della nostra inchiesta e i documenti che la supportano (nella pagina “Documentazione Rifiuti”).
Perché il disastro che quasi tutti fingono di scoprire oggi, era già stato anticipato con aperte e precise scelte di campo da una minoranza di scienziati, giuristi, docenti, medici, esperti, che da anni hanno dimostrato chiaramente la strada da seguire e che tuttora non si vuole imboccare: e fra questi, non a caso, c’è anche il professore Ortolani, autore dell’articolo censurato.
.(fine 3° puntata - continua)
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08 Febbraio 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI - seconda puntata
UN’ INTERVISTA SCOMODA
testo di Serena Romano
Pochi sanno che il coperchio della pentola in cui imputridiva l’immondizia napoletana è stato sollevato per la prima volta nel 2004 da un comitato di cittadini campani formato da magistrati e professori universitari: il “Comitato giuridico di difesa ecologica” presieduto dal giudice Raffaele Raimondi, presidente emerito aggiunto della Corte di Cassazione. Questi, avendo constatato che le denunce rivolte al governo italiano e alla sua longa manus nel commissariato venivano rimandate al mittente, ha cambiato indirizzo e si è rivolto alla commissione europea, intuendo che il problema rifiuti non sarebbe mai stato affrontato dai politici italiani, se non fossero stati in qualche modo obbligati. E ha avuto ragione, visto che nel processo avviato dalla magistratura di casa nostra – in cui il Comitato è stato ammesso come parte civile - emerge che la struttura commissariale è incriminata anche di falso: che significa?
“Che, secondo l’accusa, la Comunità europea è stata per anni fuorviata sul rispetto, da parte dell’Italia, della normativa sullo smaltimento dei rifiuti”, spiega Raimondi in questa intervista in cui ripercorre le tappe principali del documento di denuncia (riportato in “Documentazione rifiuti”) e individua quello che si doveva e non si doveva fare, per uscire dall’emergenza. Che vale tuttora.
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- Molti politici sono indispettiti dell’attenzione europea: non tanto per le sanzioni che dovremo pagare ma per la messa in mora che li discredita e rischia di rallentare “l’affare rifiuti” sul quale stanno lucrando in molti. Ma hanno ragione a risentirsi ?
“No. L’articolo V della Costituzione italiana evidenzia le distinte responsabilità dello Stato e degli altri enti territoriali di fronte alla normativa europea, che ogni Stato membro dell’Unione è obbligato ad applicare attraverso le norme di recepimento. Nella gestione dei rifiuti, il Governo italiano ha protratto dal 1994 il regime commissariale per l’emergenza oltre ogni limite di decenza costituzionale. Così il Governo da un lato ha spogliato le autonomie locali delle proprie competenze, ma dall’altro attraverso il proprio commissario straordinario delegato dallo stesso Governo - e quindi non più organo della Regione - ha operato in deroga a leggi e principi dell’Unione”.
.- E quale è stata secondo lei la peggiore conseguenza sul piano pratico?
“Quella che discostandosi da questi principi che sono frutto di studi a livello mondiale, il commissario delegato, anziché risolvere l’emergenza rifiuti per cui era stato nominato, ha precipitato la regione prima nell’ “emergenza dell’emergenza” e poi in un autentico disastro ambientale con danni enormi alle comunità locali: e tutto questo per avere adottato un’impostazione diametralmente opposta a quella voluta dalla legge”.
- Può fare un esempio che tutti possano comprendere?
“Certo: l’impostazione è come la progettazione di un edificio. Se si adotta una progettazione in contrasto con le norme tecniche, l’edificio crolla. La struttura commissariale ha preteso costruire l’edificio della gestione dei rifiuti in Campania partendo dagli ultimi due piani: gli impianti di C.D.R. e i termovalorizzatori. Invece, lo schema logico-giuridico del diritto comunitario e le norme di attuazione del decreto Ronchi esigevano che prima si gettassero le fondamenta dell’edificio con la raccolta differenziata”.
- Ma se il commissario fosse partito dalle fondamenta, cioè dalla differenziata, la situazione sarebbe stata diversa nel 2004 quando è partita la vostra denuncia?
“Sicuramente. Perché avrebbe avuto da smaltire solo un quinto dei rifiuti prodotti e la Campania non ne sarebbe rimasta assediata; perché intere comunità locali non sarebbero state spinte ad azioni disperate per salvaguardare la propria salute come il blocco ferroviario di Montecorvino Rovella che nell’estate 2004 per tre giorni divise in due l’Italia; né la Campania avrebbe ospitato aree di stoccaggio, divenute per la loro durata, discariche a cielo aperto; né, già nel 2004, avrebbe dovuto spedire i propri rifiuti nel resto d’Italia e in Germania con enormi costi. La struttura commissariale, insomma, ha capovolto lo schema della legge e ha voluto partire dall’ultimo piano, dal termovalorizzatore di Acerra, programmato per bruciare tutti i rifiuti prodotti tal quali – e quindi sovradimensionato e più costoso – per cui non c’era alcun interesse ad attivare la raccolta differenziata che, al contrario, avrebbe sottratto rifiuti alla capacità dell’impianto”.
- Insomma, tutto quanto accade oggi è già accaduto quasi 4 anni fa: ma gli obblighi dell’Italia verso l’Europa non sono contestabili?
“No. Perché la differenziata non è un optional: e i tipi di impianti di smaltimento vanno individuati e progettati non a prescindere ma sulla base del poco che resta dopo la differenziata. Da qui non si scappa. Perché è la legge che predilige il recupero per ragioni economiche e ambientali, in quanto più rifiuti si recuperano, meno ce n’è da smaltire e da bruciare; e perché da un punto di vista logico e cronologico, se viene prima la differenziata e da ultimo l’impianto di smaltimento si può anche scoprire che per il pochissimo che resta non vale la pena – sempre sotto il profilo economico e ambientale – ricorrere a varie forme di incenerimento “a caldo” ma prediligere soluzioni “a freddo”: che è la nuova strada già intrapresa in molti paesi che da tempo hanno chiuso con gli inceneritori”.
.(fine 2° puntata – continua)
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06 Febbraio 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI: prima puntata
PERCHE’ L’INCENERITORE DI ACERRA NON FUNZIONERA’ MAI …
testo di Serena Romano
«Il dramma rifiuti che oggi coinvolge un´intera regione è il frutto di condotte di inaudita gravità. La storia di una colossale truffa cominciata quasi dieci anni fa: perché le imprese che allora si aggiudicarono l´appalto dell’inceneritore di Acerra sapevano di non poter mantener fede agli impegni… che non c´erano le condizioni per assicurare quella gestione dei rifiuti e quei prodotti di cdr (il combustibile da rifiuti) richiesto teoricamente nel contratto”. Così ha esordito il pubblico ministero Giuseppe Novello della Procura di Napoli il 2 febbraio scorso, illustrando la tesi che intende dimostrare nell’udienza preliminare contro i 28 colpevoli dell’aborto di Acerra. Un processo per truffa – che ha determinato un disastro ambientale - raccolto in 64 faldoni per un totale di 200 mila pagine che, però, non ha avuto sulla stampa nazionale e in tivù il risalto dei cumuli di immondizia e delle proteste dei manifestanti. Quasi che non abbia origine di lì tutta la monnezza finita poi nelle strade. Come se non fosse questo il nostro processo di Norimberga che, individuando i colpevoli, dovrebbe evitare il protrarsi della strage.
Perché se non viene fuori tutta la verità, la strage e l’emergenza continueranno. Né le risolverà De Gennaro il cui obiettivo – oltre a levare un po’ di spazzatura dalle strade – è anche garantire, a trattativa privata, la sopravvivenza di un mostro del quale è stata decretata la fine già da quando è nato.
Perché il fatto che l’inceneritore in costruzione fa schifo; che quel progetto non doveva neanche essere ammesso alla gara d’appalto; che ad Acerra non poteva essere costruito perché la zona è già troppo contaminata; che l’assurda decisione di piazzarlo in quel posto è stata presa per pura convenienza dalla stessa azienda costruttrice; che, sempre per motivi di convenienza, non è mai partita – e non parte - la raccolta differenziata, viene scritto e documentato da esperti e denunciato dai rappresentanti di tutti i partiti che fanno parte dell’arco costituzionale. Nessuno escluso. E non dal febbraio scorso: addirittura dal 1999.
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… E PERCHE’ IL DISASTRO RISCHIA DI ALLARGARSI IN ITALIA
Ed è per questo che quelli che sanno tacciono rendendo ancora più raccapricciante la vicenda: perché nonostante la maggior parte dei politici conosca i contorni di questo disastro annunciato, non sembrano avere alcuna intenzione di fermarlo. Al contrario: lo si sta incentivando con sovvenzioni prelevate dalle tasche dei cittadini. Proprio nei giorni scorsi, infatti, con un’ordinanza è stato reintrodotto un provvedimento dal nome che riecheggia il cinguettìo di un passerotto, il “Cip 6”, all’origine di un disastro ambientale di proporzioni neanche lontanamente paragonabili ai cumuli di spazzatura ammonticchiati per le vie della Campania (vedi articoli e approfondimenti su questo tema alla pagina del blog “Documentazione rifiuti”).
Con un cinismo pari agli aguzzini di hitleriana memoria - proprio mentre la gente esasperata chiede aiuto dalle piazze e proprio mentre inizia la nostra Norimberga - è stato approvato, infatti, il provvedimento che premia la “lobby dell’energia e degli inceneritori”: la lobby che “ruota attorno al diabolico e colossale affare del Cip 6” la quale, di fatto, ha disincentivato la differenziata perché pagata profumatamente dallo Stato per ogni chilo di rifiuto bruciato tal quale. Un provvedimento che aumenterà l’inquinamento atmosferico, la cui riduzione, invece, come dimostra l’Organizzazione Mondiale della Sanità, potrebbe far risparmiare all’Italia 28 miliardi di euro all’anno, l’equivalente di una manovra finanziaria; un provvedimento che mette definitivamente il nostro paese contro le direttive europee in materia di rifiuti e la salute degli italiani contro le più recenti acquisizioni della medicina e della scienza; ma soprattutto, un provvedimento che sovvenziona chi ha creato e favorito l’emergenza – talvolta anche in combutta con poteri illeciti - che, quindi, non ha alcun interesse a metterle la parola FINE.
Ecco perché quelli che sanno tacciono: diventando colpevoli. Ma anche quelli che non sanno rischiano di diventare complici se, non facendo lo sforzo per saperne di più, non riusciranno a diventare gruppo di pressione e a supportare quei pochi che stanno cercando di fermare questo Olocausto, anche chiedendo al governo l’immediato ritiro del “Cip 6” (vedi anche su questo la pagina del blog “Documentazione rifiuti”): nella consapevolezza che la parentesi De Gennaro è solo una finta tregua di una guerra che si scatenerà ancora più violenta alla scadenza del suo mandato.
Perciò questa è la prima puntata di una storia che – corredata da documenti che la avvalorano – continueremo a raccontare: nella speranza che, già raccolta dall’Europa, non continui a essere ignorata dall’Italia.
(fine 1° puntata - continua)
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19 GENNAIO 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI – Antefatto
SE LO STATO FINISCE PER FARE UN PIACERE ALLA CAMORRA… DEGLI APPALTI
Testo di Antonio Polichetti
Se si vuole capire «al di là delle strumentalizzazioni politiche e mediatiche» chi sono i veri colpevoli di questo disastro ambientale e civile bisogna partire dalle imprese appaltatrici guidate dall’Impregilo. Nella richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Napoli ci sono i figli di Cesare Romiti, Pier Giorgio e Paolo, «amministratore delegato di Impregilo e direttore commerciale di Fisia Italimpianti controllata dallo stesso gruppo». L’accusa del processo sostiene che rispetto al contratto di concessione del giugno 2000 «l’Impregilo ha prodotto cdr di qualità diversa da quella concordata, con un potere calorifico inferiore e un’umidità superiore al 25%, ma soprattutto con valori di piombo, cromo, arsenico e cloro ben oltre i limiti previsti. Il compost non risultava idoneo a essere utilizzato per recuperi ambientali. In numerose circostanze le ditte appaltatrici “hanno rifiutato o fortemente ritardato il conferimento dei rifiuti solidi urbani con i camion delle aziende di raccolta”, costringendo così il Commissario straordinario e i sindaci a disporre l’imballaggio della spazzatura e il trasporto in altre regioni italiane o all’estero. Spesso sia i trasporti sia la gestione delle discariche sono stati subappaltati, con il rischio di alimentare le infiltrazioni camorristiche. A conferma della pericolosità di questa spazzatura indifferenziata, tritovagliata e imballata nelle cosiddette “ecoballe” si legge adesso sulla stampa che l’inceneritore di Terni è stato chiuso dalla magistratura dopo che per 32 anni secondo l’accusa «i liquami dell’inceneritore venivano scaricati nel fiume Nera in disprezzo dei limiti fissati dalla legge per il mercurio e per tutti i metalli pesanti […] i forni bruciavano senza autorizzazione anche ciò che non avrebbero dovuto – come rifiuti radioattivi - lasciando che le ciminiere alitassero nell’aria acido cloridrico e diossine, liberate da una combustione tenuta al di sotto dei limiti (gradi 850) e dissimulata da false attestazioni dei cicli di lavorazione.
La soluzione da adottare con la massima urgenza, quindi, sarebbe quella di fermare la produzione di ecoballe per spezzare il patto di ferro tra criminalità e politica corrotta, avviando la raccolta differenziata “porta a porta” l’unica soluzione che consente il controllo della qualità e quantità dei rifiuti. Ma questa soluzione non decolla, mentre per stoccare le ecoballe, si cercano in fretta cave dismesse in gran parte di proprietà della camorra e si incentiva la corsa alla costruzione di inceneritori al di fuori delle procedure previste dalla legge: soluzioni che non solo non risolvono l’emergenza - perché richiedono ingenti somme e molto tempo per essere realizzate – ma hanno messo in allarme la magistratura.
Il pm Stefania Buda, infatti, ha voluto interrogare il geologo Giovan Battista De’ Medici, membro del comitato scientifico delle Assise, che in un documento reso pubblico già a gennaio 2007 ha posto un inquietante interrogativo cui le istituzioni responsabili non hanno mai risposto: perché la struttura del precedente commissario Bertolaso ha valutato come possibili discariche solo cave dimesse inidonee dal punto di vista geologico e quasi tutte in mano alla camorra? E perché il piano alternativo suggerito da De’ Medici, inizialmente accolto con grande favore da tutti, è stato messo in un cassetto? Per saperne di più leggi il racconto (in Documentazione rifiuti) fatto dallo stesso De’ Medici alle Assise il 12 maggio 2007, all’indomani dell’approvazione del decreto legislativo che prevedeva l’apertura di una discarica a Serre di Persano: dapprima a Valle della Masseria, in piena oasi Wwf, poi a Macchia Soprana, dove c’è una foresta che a causa di questa scelta ha perso alberi per sei ettari di territorio. Con quale criterio? Mistero
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12 GENNAIO 2008
OLOCAUSTO RIFIUTI - Premessa
IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

La “ falsa emergenza rifiuti ”
Immagini televisive dal fronte della spazzatura che fanno da scenario alle dichiarazioni di politici e giornalisti. Parole e immagini che evocano tempi di guerra come “lo Stato si arrende all’immondizia” o “i ribelli dei rifiuti”. Poi finalmente l’arrivo degli eroi salvatori: le camionette dell’esercito che da giovedì sera si aggirano nella notte per le strade di Pianura sullo sfondo di cumuli di immondizia in fiamme. Così, ancora una volta, l’emergenza mediatica ha preso il sopravvento sull’emergenza reale. I cumuli di rifiuti urbani ammonticchiati in alcune parti della città hanno accentrato tutta l’attenzione dei media, suggerendo all’opinione pubblica che l’emergenza campana è dovuta alla classe politica locale, incapace di governare la nettezza urbana, di gestire in maniera ordinata i 20.000 addetti al servizio, di costruire termovalorizzatori come si fa in tutte le parti del mondo e di fare funzionare l’inceneritore di Acerra fregandosene delle paure di napoletani ignoranti e privi di buon senso che lo vedono come il demonio.
Risultato: nella confusione generale di notizie poco alla volta prende corpo sui teleschermi la tesi che il problema della monnezza napoletana è una questione di ordine pubblico. Da risolvere, dunque, con i manganelli della polizia e le attrezzature dell’esercito: con le truppe guidate dal generale Franco Giannini e con la direzione dell’ennesimo commissario, De Gennaro, accettato anche da chi aveva criticato il suo duro operato durante il “G8” di Genova nella convinzione che per risolvere questa emergenza ci vuole il pugno di ferro.
In realtà le soluzioni proposte hanno come primo, urgente obiettivo fare sparire l’immagine della spazzatura dai teleschermi sulla quale rischia di cadere il Governo e la sua credibilità in Europa. E per fare questo bisogna sciogliere i cortei di protestanti, spegnere il clamore dei media, rassicurare l’opinione pubblica che tutto è sotto controllo. Nel frattempo, il generale reduce dall’Albania spezzerà le reni ai rivoltosi di Pianura - qualificati tout court anche camorristi – e insieme a De Gennaro garantirà l’ordine pubblico. Così ogni decisione politica potrà essere presa: anche con la forza, se non sarà possibile con la democrazia, la ragione e la scienza.
Ecco perché guardando le immagini dell’esercito che pattugliava quei quartieri che conosco così bene, abitati per lo più da gente tranquilla, perbene, che lavora, mi sono venuti i brividi. Perché ho capito che appena l’emergenza fasulla, che fa scalpore, sarà finita, tornerà fuori quella vera che non trova spazio sui giornali: e continuerà a uccidere. Ho capito che appena i riflettori dell’attualità si saranno spenti, come in Cambogia, scenderà il silenzio sugli innocenti: sui napoletani che continueranno a “morire di monnezza” e sulla loro terra vittima di un immane disastro ambientale.
La vera emergenza
Perché l’emergenza vera non sta nei sacchetti pieni di scarti di verdura, carne, pasta, plastiche, carta, bottiglie e qualsiasi altra schifezza ammonticchiati per le strade: sicuramente sono un veicolo di malattie infettive, uno sconcio estetico, una prova di inefficienza istituzionale, ma non sono la causa dell’aumento dell’84% in più – rispetto al resto della Campania - di morti per tumore al fegato o del 30% in più di morti per tumori alla vescica. I rifiuti urbani sui quali è stata catalizzata l’attenzione dei media non sono i colpevoli dell’inquinamento delle falde acquifere con le quali si irrigano i campi dove crescono i prodotti e si allevano gli animali dei quali si alimentano i cittadini che si ammalano di cancro. La colpa di questo disastro ambientale che sta mandando in tilt l’intera catena alimentare, è dei milioni di tonnellate di rifiuti tossici e industriali provenienti dalle industrie del Nord Italia e di mezza Europa, che alimentano lucrosi traffici illeciti contro i quali, però, non c’è nessuna vera mobilitazione da parte dello Stato.
In una trasmissione televisiva l’onorevole Castelli ha sollevato una domanda serpeggiata dall’inizio dell’emergenza, ma cui nessuno ha dato risposta forse perché è il vero nucleo del problema: “Come è possibile che lo smaltimento dei rifiuti si risolve in tutte le regioni d’Italia, tranne che in Campania?” La risposta è che qui non si riesce a risolvere perché non si debbono smaltire solo i rifiuti solidi urbani e delle scarse industrie della regione, ma una quantità abnorme di scorie tossiche, industriali, radioattive, per colpa delle quali il territorio campano è al collasso, i suoi equilibri sono saltati, gli ammalati di tumore aumentano e diminuisce in maniera paurosa la qualità della vita.
In Campania, dunque, il problema dei rifiuti è diventato irrisolvibile per la loro abnorme quantità e per la loro micidiale qualità: questi rifiuti tossici, infatti, vengono mescolati e nascosti sotto il flusso dei normali rifiuti cittadini nel calderone indifferenziato di discariche autorizzate e abusive, tutte poco o per niente controllate.
Questa “eccezionalità” della situazione campana non è assolutamente venuta fuori dall’emergenza televisiva e mediatica che anziché denunciare i dati incredibili ma veri, ha tratteggiato una realtà credibile ma falsa. Anziché mobilitare esercito e Polizia contro i criminali del traffico dei rifiuti, li ha dirottati contro chi manifestava per il diritto alla salute.
Qualche esempio? Il vicepresidente della Camera Enrico Letta ha dichiarato nell’ultima puntata di Ballarò: “La prima responsabilità di questo degrado è che in Campania non sono stati fatti i termovalorizzatori… ora quello di Acerra è al 92% della realizzazione e sarà lo sblocco della situazione: perciò i comitati di cittadini che vi si oppongono hanno grosse responsabilità”. Affermazione credibile ma falsa: la costruzione dell’inceneritore di Acerra è stata bloccata dalla magistratura e a parte la polemica in corso sulla tecnologia adottata – perché scientificamente ritenuta dannosa e inquinante - anche se oggi funzionasse, non potrebbe bruciare le migliaia di tonnellate di “ecoballe” ammonticchiate da anni nelle discariche perchè non sono “ecoballe” ma balle putride, frutto di una raccolta indifferenziata e in parte contaminata dai rifiuti tossici. E lo stesso vale per il futuro: trattandosi dell’impianto in costruzione più grande d’Europa che dovrà bruciare una quantità immensa di rifiuti, la gente vorrebbe avere innanzitutto la garanzia che il combustibile sia frutto di una raccolta non solo differenziata, ma soprattutto incontaminata e controllata. Hanno diritto i cittadini di Acerra e dintorni, di chiedere queste garanzie, visto che l’impianto sorge proprio nel triangolo dei veleni Nola-Acerra-Marigliano dove la terra e le falde sono talmente inquinate che avrebbero bisogno di immediata bonifica? E visto che è proprio in questa zona che è stato rilevato il maggiore aumento della mortalità per tumore? Oppure, considerando che in questi 14 anni né il governo locale, né quello nazionale sono stati in grado di dare queste garanzie, hanno perso il diritto costituzionale alla salute e debbono mettersi in fila in silenzio, come nei campi di concentramento, circondati da esercito e Polizia, continuando a morire e a vivere nel degrado senza disturbare l’ordine pubblico e gli addetti ai lavori?
Stessa immagine, credibile ma falsa, vale per Pianura. Chi è stato in questi giorni davanti al televisore ha capito che cos’è Pianura, quanta gente vi abita, qual è la sua storia? Penso di no. Gli italiani hanno visto Pianura solo come il luogo degli scontri fra manifestanti non meglio identificati e polizia davanti a cassonetti e camion accesi.
Pochi, dunque, sanno che gli abitanti di Pianura – un quartiere di 50.000 abitanti in pieno centro di Napoli e non una zona disabitata e lontana - per 40 anni hanno sopportato in silenzio gli odori e il degrado della discarica di contrada Pisani in cambio di una promessa da parte dello Stato: che dopo 40 anni finalmente quel mostro sarebbe stato chiuso, che i figli e i nipoti non avrebbero dovuto subire lo sconcio dei padri, che il quartiere sarebbe stato risanato – e il risanamento come vedete nelle foto era iniziato – che l’oasi naturale del cratere degli Astroni adiacente alla discarica (affidata al WWF e miracolosamente intatta) sarebbe stata valorizzata, che su quella ex discarica bonificata sarebbe stato costruito un campo da golf.




(il bosco del cratere degli Astroni oasi del WWF)
Ebbene, dopo che i cittadini hanno creduto allo Stato, hanno investito i loro soldi, comprato le case, avviato attività in sintonia con la nuova dimensione ambientale come strutture per lo sport, il tempo libero e l’equitazione, arriva il Governo italiano e dice “alt: non se ne fa più niente, si torna nella merda come prima”. E pretende di riaprire una discarica che oggi è come scoperchiare una grande bara con il cadavere ancora in putrefazione. Voi che cosa avreste fatto? Probabilmente quello che hanno fatto loro: avreste difeso il vostro territorio, il vostro futuro, la vostra salute. Ma il corteo di oltre 20.000 persone che ha sfilato pacificamente per il centro di Napoli – da piazza del Gesù fino a Santa Lucia – arrivato sotto il palazzo del Governo ha trovato luci spente e porte chiuse e non ha avuto sulla stampa il risalto che hanno meritato le immagini dei cassonetti accesi dai cittadini più incazzati: così apparentemente solo contro i rivoltosi - ma di fatto contro tutti - è sbarcato l’esercito.
L’ emergenza che deve durate in eterno
E in questo bailamme disinformativo la raccolta differenziata – l’unica vera soluzione – viene presentata come un sogno quasi impossibile a causa del sottosviluppo e della scarsa cultura dei napoletani. Anche se – incredibile ma vero – in Campania già si fa, e dove si fa funziona alla grande. Guardate queste foto: le ha fatte un 30enne del posto, Enzo Scotto: mostrano due paesi confinanti, Monte di Procida e Bacoli. Dove il marciapiede è pulito siamo nel Comune di Monte di Procida in cui si fa la raccolta differenziata porta a porta; laddove si accumula l’immondizia, invece, siamo a Bacoli dove la raccolta differenziata non si fa.


E lo stesso vale per altri Comuni: a San Giorgio del Sannio, per esempio, la differenziata si fa e la cittadina è pulitissima, mentre a pochi chilometri di distanza, a Benevento, non si fa e la città è sommersa dai rifiuti. Che significa? Che nessun essere umano di buon senso, per quanto ignorante e sottosviluppato, ha piacere di vivere nell’immondizia se gli viene fornita un’alternativa valida.
Solo che la differenziata, proprio perché consente di tenere meglio sotto controllo il ciclo, la quantità e la qualità della spazzatura, è un ostacolo al business illecito dell’immondizia.
Sta di fatto che in Campania – dove si alternano da 14 anni commissari di Governo per i rifiuti – nessuno di quelli che si sono succeduti ha avviato il “ciclo virtuoso dei rifiuti” con la differenziata, preferendo individuare discariche dove - prima, dopo o insieme ai rifiuti solidi - vengono spesso illecitamente sversati i tossici. E anche adesso si continuano a ricercare siti per discariche, per collocare ogni tipo di rifiuto in attesa di qualcosa che dovrà accadere.
Risultato: aumentano le problematiche per le bonifiche delle discariche, ma aumenta anche il giro di consulenze e di affari per trovare nuovi siti e soluzioni. Così l’emergenza in Campania ha assunto i caratteri della normalità: perché ha fatto proliferare società che tendono a consolidarsi; ha creato burocrazie, consulenti, parassiti che hanno addirittura modificato il proprio status sociale per veri e propri processi di arricchimento. Un mare di soldi ha ingrassato la criminalità ed ha aperto nuovi orizzonti per guadagni illeciti. Carriere politiche crescono, il confronto democratico è inesistente, le collusioni sono chiare: la magistratura, infatti, in ogni inchiesta, continua a individuare nel malaffare il coinvolgimento di amministratori, politici, imprenditori, burocrati, soggetti appartenenti a organi di controllo. Un vero e proprio cancro diffuso in organismi dello Stato. E quest’ultima emergenza sarà una nuova, ricca, grande abbuffata da spartire, come sempre, con gli strumenti eccezionali dell’emergenza: cioè, niente gare d’appalto trasparenti, ma tutto in concessione e a trattativa privata.
Che cosa si può fare, allora, per salvare la Campania che sembra destinata a rimanere la discarica d’Italia e d’Europa?
Provare a dare voce alla Napoli pulita che lavora, studia, propone e che ha incrinato il muro di silenzio costruito dagli stessi organi di informazione, che ha contribuito ad aprire gli occhi ai cittadini, ha denunciato alla magistratura il commissario di governo per “disastro ambientale colposo” e rivolto un appello all’Europa attraverso la stampa estera. Si tratta dei cittadini che fanno capo alle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia meglio note come le Assise di Palazzo Marigliano: il palazzo dove si riuniscono ogni domenica mattina (vedi “Che cosa sono le Assise” nella pagina CHI SIAMO). Oltre a un sito e a un bollettino dove da 2 anni, con il supporto di una poderosa documentazione, viene denunciato il vero problema rifiuti, l’Assise ha deciso di aprire un dialogo più diretto con i cittadini e di diffondere parte di questa documentazione anche attraverso questo blog.
Cercavo di documentarmi sull’enorme problema dei rifiuti di Napoli, perché non mi riusciva di capire come mai si stiano accumulando così pesantemente lungo le strade e come mai lo Stato non abbia mai fatto nulla per risolverlo. Leggendo il tuo post ho capito benissimo tutto quanto e sono ancora più incavolata di prima. Come può uno Stato, che si permette di darci degli irresponsabili, non intervenire contro chi gioca con la salute dei cittadini? Cittadini che, non fosse altro, mantengono a suon di quattrini e NON DI CHIACCHIERE, le loro lussuosissime poltrone… Ma è questa la vergogna dell’Europa. Lo stato italiano!!!
Per il prof. Lucarelli
Le chiedo citandoLa “Fra gli strumenti legislativi ordinari a disposizione del cittadino c’è la legge 241/’90 che introduce il concetto della partecipazione del singolo, di associazioni e di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento che li riguardano, in contraddittorio con l’ente pubblico”: carissimo prof. perchè noi cittadini non intraprendiamo un legale contradditorio? sarebbe impossibile, inutile o cos’altro? O forse è già in essere?
grazie Manuela
p.s. a Caserta da 6 giorni nella Chiesa del Duomo
Per tutti.
Per giorni nel Duomo di Caserta è stato attuato lo sciopero della fame. Uomini e donne che lavorano con i prodotti della nostra terra - la più fertile del mondo - stanno chiudendo le loro aziende: prodotti certificati SANI, non sono più accettati dalla distribuzione nazionale, dalla grande distribuzione che intrecciata al potere industriale esulta per i CIP 6 e non vede l’ora di dare il via ai nuovi inceneritori continuando a distruggere l’ambiente, la salute e la vita del popolo onesto e democratico.
Naturalmente nel gioco non mancano le banche prontissime a togliere le case, le serre, le terre
non manca chi offre 0,5 centesimi x un piede di insalata (rivendendolo al consumatore ad 1 euro!),
non manca il silenzio dei sindacati di categoria ( con dovuta esclusione dell’ AltraAgricoltura),
non manca, PERO’, la dignità e la passione degli agricoltori sani che mandano a cagare la grande distribuzione, urlano NO all’elemosina di 0,5 centesimi ( 0,25 centesimi intravede un pò di utile)
e decidono di distribuire i prodotti gratis ai consumatori…sotto la pioggia incessante sulla scalinata del Duomo, aspettando la Pasqua e la grazia che Dio ci aiuti a vivere, a lavorare e a continuare a lottare.