Con il titolo “Rachomon dell’acqua: ovvero le due verità” il 23 novembre si apre il capitolo denominato “Verità acqua” di questo blog per raccontare l’assurda vicenda di oltre 30.000 beneventani che, rimasti senza acqua corrente per più di una settimana, si sono ritrovati di colpo in una situazione da Terzo Mondo: non tanto per la mancanza di acqua in sé, ma perché solo come avviene nei paesi sottosviluppati o retti da regimi antidemocratici, l’acqua è mancata senza preavviso e senza una spiegazione.
CRISI IDRICA? NO, POLITICA
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Alcune tappe di questa inchiesta vanno, dunque, ripercorse a partire dall’interrogativo di fondo: l’azienda Molise Acque – che invia nell’acquedotto regionale campano l’acqua delle sorgenti del Biferno necessaria a dissetare Benevento – ha sempre sostenuto di avere inviato in Campania, per tutto il mese di novembre, la stessa quantità di acqua: cioè, più di 200 litri al secondo. Perché, allora, a partire dal 23 novembre questo stesso quantitativo ha lasciato i rubinetti a secco?
“STRISCIA LA NOTIZIA” come si sa, ha girato l’interrogativo, dopo averlo posto alla Molise Acque, alla Ge.Se.Sa. la società che gestisce le risorse sul territorio sannita. Ma in realtà la risposta avrebbe dovuto darla la Regione Campania perché è questa che gestisce – manovrando le portate e dirottandole - l’acquedotto che dal Molise conduce l’acqua a Benevento: ed è la vera responsabile dell’accaduto come emerge anche dalla documentazione e dall’incontro dei giorni scorsi alla Ge.Se.Sa con il presidente Fiorenza, l’amministratore delegato Patrizi e il dirigente Porcaro.
Dai documenti e le testimonianze ottenute ecco che cosa viene fuori. Il 20 novembre la Ge.Se.Sa. scrive allarmata ai due tecnici responsabili dell’acquedotto regionale che dal Molise porta l’acqua in Campania e a Benevento. I due tecnici sono l’ingegnere Generoso Schiavone, dirigente del settore idrico regionale a Napoli che dipende dall’assessore regionale Luigi Nocera dell’Udeur (inquisito e oggi dimessosi); e al geometra Giuseppe Molinaro, responsabile di zona per la tratta che riguarda Benevento e i Comuni del Sannio, consigliere Udeur al Comune di Benevento. “La portata idrica in arrivo dall’acquedotto Biferno risulta essere sensibilmente inferiore alla normale adduzione”, scrive la Ge.se.sa.
E Molinaro il 21 novembre, risponde: “la diminuzione (…) è dovuta al calo naturale delle sorgenti di Boiano (Biferno)”. E aggiunge: “questo ente si adopererà a tenere costantemente sotto controllo la situazione fino alla regolare stabilizzazione dell’erogazione idrica”. Come dire: c’è un problema di siccità, c’è stato in maniera analoga anche quest’estate, poi è stato risolto: comunque noi stiamo attenti e controlliamo.
Ma il 22 la Ge.se.sa scrive ancora a Schiavone e Molinaro che “si è registrata una forte diminuzione della portata” e aggiunge: “si segnala un aumento della concentrazione di cloro libero con valori superiori allo 0,3 mg/litro”. Che significa? Che la situazione, secondo la Regione dovrebbe essere sotto controllo: ma se per caso non si sono accorti che l’acqua sta diminuendo e continuano a mettere la stessa quantità di cloro, la percentuale di cloro diventa eccessiva.
Perciò, nonostante le rassicurazioni regionali, la Ge.Se.Sa. per precauzione, di notte blocca l’erogazione nelle case, in modo da consentire al serbatoio della parte alta della città di riempirsi per fare fronte alle richieste del mattino. Il 23 mattina, però, la sorpresa: il serbatoio non si è riempito. L’acqua di notte non è arrivata. A chi tocca fornire una spiegazione? Non c’è dubbio: alla Regione Campania.
La Regione Campania, però, attraverso una nota di Giuseppe Molinaro del 23 novembre si limita a constatare i fatti: “a causa di una ridottissima portata idrica delle sorgenti del Biferno, si potranno verificare riduzioni delle portate. Tanto si comunica per eventuali provvedimenti da adottare dai comuni interessati”. Bravo: ha chiuso la stalla a buoi scappati. L’avviso, infatti, arriva alle11 del mattino quando ormai l’acqua se n’è andata e l’unico provvedimento che possono prendere i Comuni è chiudere le scuole, le mense, gli esercizi commerciali, allertare la protezione civile, i vigili del fuoco, e così via. Quanto a spiegare perchè se n’è andata, non ci prova nemmeno.
Questo compito viene affidato, invece, al dirigente Schiavone in una nota del 23 novembre che fornendo solo argomentazioni fumose e insostenibili da un punto di vista tecnico, di fatto avvia il caos mediatico. In particolare, quel Rachomon dell’acqua” con il quale la Regione da un lato sembra addossare la “colpa” dell’improvvisa riduzione al Molise, dall’altro la smentisce.
E qui fa va fatta una piccola parentesi per spiegare la differenza tra “crisi idrica” e “emergenza idrica” perché non è solo una sottigliezza linguistica ma, come in un giallo, una traccia fondamentale per risalire ai colpevoli.
Una crisi idrica dovuta all’impoverimento delle sorgenti del Matese, infatti, è in corso da tempo per la grave siccità del 2006: tant’è vero che da gennaio 2007, sia la Molise Acque che il Consiglio dei Ministri ne hanno informato più volte la Regione Campania. Tutti questi campanelli di allarme avevano uno scopo: allertare i vari gestori degli acquedotti e far prendere i provvedimenti necessari. Come? Trovando nuove fonti di approvvigionamento sui propri territori, riducendo le perdite per evitare sprechi e soprattutto tenendo costantemente la situazione sotto controllo: perché questo genere di “crisi” - in quanto evento naturale caratterizzato dal calo graduale delle sorgenti – è prevedibile e gestibile con l’uso tempestivo di tecnologie adeguate.
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E’ chiaro dunque, che una “crisi idrica annunciata” non può provocare una mancanza d’acqua improvvisa come quella avvenuta a Benevento prosciugando in 12 ore i serbatoi a servizio della parte alta della città: perché questo accade solo nel caso di un’”emergenza idrica”. Cioè, di un black out per lo squarcio in una conduttura o perché il gestore della rete decide di dirottare l’acqua in una direzione piuttosto che in un’altra. E poichè in questo caso non è stato denunciato alcun incidente sulle condotte, l’ipotesi più probabile è che l’acqua destinata a Benevento sia stata dirottata altrove. Ma se questo è successo, sono state valutate le conseguenze? La Regione infatti sa, come scrive Schiavone, che Benevento può essere alimentata “solo dal rifornimento extraregionale del Biferno”, per cui se l’acqua del Biferno destinata a Benevento viene dirottata altrove, è praticamente inevitabile che in un regime di crisi idrica la città rischi di rimanere a secco.
Detto questo è chiaro che sostenere che quella di Benevento è un’emergenza dovuta alla crisi idrica è un gioco di parole che confonde le idee. Eppure è proprio questa la spiegazione fornita dal dirigente della Regione Campania Schiavone nel suo primo atto ufficiale del 23 novembre che ha per oggetto “crisi idropotabile a carico della città di Benevento”: “la grave crisi idrica derivante dalle sorgenti del Biferno nella regione Molise, sta provocando gravissimi disagi alle popolazioni campane servite dall’Acquedotto Campano”, e più avanti richiede “che vengano allertate le procedure di Protezione Civile in considerazione dell’attuale stato di emergenza idrica”. In altre parole, con la prima frase si dimostra di essere a conoscenza di una crisi idrica che va avanti da tempo, ma con la seconda la si presenta come un accadimento improvviso: appunto “un’emergenza” che li ha colti di sorpresa.
E si tenta di avvalorare questa contraddizione aggiungendo che “il deficit idropotabile derivante dalle sorgenti del Biferno è di oltre 1500 litri al secondo” per cui la disponibilità si è ridotta a poche centinaia di litri al secondo: “portata che non garantisce affatto l’alimentazione idrica dell’area beneventana”. Un dato esatto presentato, però, in maniera fuorviante. Perché è vero che in periodi di abbondanza dal Biferno sono entrati nell’acquedotto campano fino a 1500 litri al secondo: ma in realtà l’area beneventana utilizza normalmente non più di 130 litri/secondo. Come mai, allora, i circa 200 litri al secondo inviati nell’acquedotto regionale dal Molise per tutto il mese di novembre, improvvisamente dal 23 novembre non bastano più? E come mai, benché la Molise Acque documenti di continuare a fornire 200 litri al secondo, dal 23 novembre a Benevento, come attesta la Gesesa sono arrivati solo 50 litri al secondo?
Questo dato non è stato mai chiarito dalla Regione Campania che nello stesso tempo, però, non ha mai smentito i numeri forniti dalla Molise Acque: insomma, un “qui lo dico, qui lo nego”.
Si legge, infatti, in una lettera del 27 novembre della Molise Acque: “… risulta necessario confermare che attualmente dalle sorgenti del Biferno vengono inviati in Campania oltre 200 litri/secondo e che la portata non è mai scesa al di sotto di tale valore come hanno riconosciuto gli stessi tecnici campani presenti alla riunione. Essa è sufficiente ad assicurare la domanda di 115.200 abitanti con lo standard di legge: quindi assicura più di due volte il fabbisogno di Benevento”. E conclude: “quanto accaduto appare più un’evidente disfunzione gestionale che un problema di quantità, non essendo stato possibile capire le ragioni tecniche della questione beneventana degli ultimi giorni, nei quali non abbiamo ridotto in nessun modo la fornitura”.
E Schiavone in una nota del 30 novembre non smentisce ma conferma, che: “a tutt’oggi alle ore 9,00 la portata in galleria è rimasta praticamente inalterata sul valore assolutamente irrisorio di 200 litri/secondo”.
I numeri, dunque, tornano, ma a parole Schiavone alimenta il dubbio di un misterioso deficit e annuncia alla Molise Acque di volerlo sciogliere con “l’avvio di immediati studi atti a comprendere il fenomeno che sfugge alle classiche comprensioni idrogeologiche”: studi da affidare in equa parte a un professore dell’Università di Cassino, De Marinis, e a uno di Napoli, Celico per “accertare l’eventuale fattibilità di opere idrauliche rivolte a superare il deficit in atto, alle quali lo scrivente settore potrà concorrere anche sotto l’aspetto economico-finanziario”. Insomma, la Regione promette consulenze, soldi e opere per tutti anche se non si capisce fino a che punto necessari e a quale obiettivo indirizzati, perché motivati solo da un generico stato di “emergenza”.
Gli interrogativi più banali su questa strana “emergenza”, infatti, continuano a non trovare una risposta né da parte dei tecnici, né da parte dei politici più direttamente coinvolti nella vicenda: l’assessore regionale Luigi Nocera e la presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella che ha coordinato il tavolo dell’emergenza.
Ma le conseguenze dell’emergenza già si intravedono nella lettera del 14 dicembre firmata da Schiavone: l’emergenza è servita, infatti, ad avviare o accelerare procedure per una serie di opere e per una diversa distribuzione delle risorse idriche sul territorio di cui il cittadino, però, è all’oscuro.
In particolare: per il potenziamento di diversi campi pozzi a San Salvatore Telesino e Solopaca, per l’interconnessione dell’acquedotto Camposauro dell’Alto Calore con l’acquedotto regionale, e soprattutto per il “potenziamento del campo pozzi di Solopaca, con specifico finanziamento regionale, rivolto alla sola fornitura idrica beneventana (80 litri al secondo)”.
Che coincidenza: è esattamente l’ipotesi lanciata in piena emergenza dall’assessore Nocera in una nota dell’Ansa del 27 novembre “Stiamo valutando la possibilità di garantire a Benevento una fornitura continua e costante di altri 80 litri al secondo che potrebbero essere prelevati dai pozzi di Solopaca”.
Ed è proprio l’ipotesi che aveva allarmato da subito il Coordinamento delle contrade perché rischiava di far perdere a Benevento l’acqua preziosa ma economica, del Biferno utilizzata senza problemi fino allo scoppio della crisi idrica, in cambio di quella di Solopaca, imbevibile, di pessima qualità e molto più costosa perché deve essere trattata prima dell’uso e pompata fin qui. Tant’è vero che si legge nel nostro manifesto del 26 novembre:
CI VOGLIONO RUBARE LA NOSTRA ACQUA!
Ma non saranno certo i polveroni e le strumentalizzazioni politiche a risolvere il problema,
né le soluzioni tecniche affrontate sotto la spinta dell’emergenza.
Al contrario, la storia del Sud dimostra che ogni volta che si è ricorso a procedure straordinarie e soluzioni affrettate - vedi l’emergenza rifiuti - i problemi sono diventati irrisolvibili e sono serviti solo a favorire appalti e gestioni di “favore”.NOI NON VOGLIAMO CHE L’EMERGENZA - ACQUA A BENEVENTO
DIVENTI UN PRETESTO PER RAGGIUNGERE ALTRI FINI
- ECONOMICI E POLITICI – A DANNO DEI CITTADINI
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MA È PROPRIO INEVITABILE FARE IL CITTADINO-SUDDITO?
Per raggiungere questo obiettivo, il Coordinamento delle contrade sulla vicenda dell’acqua ha deciso di andare avanti chiedendo:
1) l’istituzione della commissione d’inchiesta comunale alla quale sia ammesso a partecipare anche il Coordinamento delle contrade;
2) un’attendibile spiegazione dei fatti, finora mai fornita, dai responsabili tecnici oltre che politici della vicenda, in questo caso i responsabili dell’acquedotto regionale campano Schiavone e Molinaro;
3) azioni concrete come l’installazione di misuratori e registratori di portata sull’acquedotto regionale in modo da essere certi di una maggiore trasparenza nella gestione dell’acqua.
Una crisi idrica dovuta all’impoverimento delle sorgenti, infatti, è in corso da tempo sia in Campania che in Italia. Come emerge dai grafici (riportati di seguito) una crisi dovuta al prosciugamento delle sorgenti nel Matese per la grave siccità del 2006, è in atto da gennaio 2007: data in cui la Molise Acque ha informato della crisi la Regione Campania, per poi richiamarne l’attenzione anche a marzo e ai primi di novembre.

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Tutti questi campanelli di allarme avevano uno scopo: allertare i vari gestori degli acquedotti affinché prendessero i provvedimenti necessari. Come? Trovando nuove fonti di approvvigionamento sui propri territori, riducendo le perdite per evitare sprechi e soprattutto tenendo costantemente la situazione sotto controllo: perché questo genere di “crisi” - in quanto evento naturale caratterizzato dal calo graduale delle sorgenti – è prevedibile e gestibile con l’uso tempestivo di tecnologie adeguate.
E’ chiaro dunque, che una “crisi idrica annunciata” non può provocare una mancanza d’acqua improvvisa come quella avvenuta a Benevento prosciugando in 12 ore i serbatoi a servizio della parte alta della città: perché questo accade solo nel caso di un’”emergenza idrica”. Cioè, di un black out per cause imprevedibili: lo squarcio in una conduttura o le manovre del gestore della rete che, per vari motivi, decide di dirottare l’acqua in una direzione piuttosto che in un’altra. Ma poichè in questo caso non è stato denunciato alcun incidente sulle condotte, l’ipotesi più probabile è che l’acqua destinata a Benevento sia stata dirottata altrove. Di conseguenza, dire che quella di Benevento è un’emergenza dovuta alla crisi idrica non ha senso: è solo un gioco di parole che rischia di confondere le idee come il gioco delle tre tavolette. Eppure è proprio questa la spiegazione fornita dalla Regione Campania nel suo primo atto ufficiale del 23 novembre (vedi l’originale in “Documentazione Acqua”) che genera confusione e il relativo polverone mediatico.
Scritto su carta intestata della Giunta regionale campana, firmato dal dirigente del settore regionale Acque e Acquedotti Generoso Schiavone, il documento - che ha per oggetto “crisi idropotabile a carico della città di Benevento” esordisce: “La grave crisi idrica derivante dalle sorgenti del Biferno nella regione Molise, sta provocando gravissimi disagi alle popolazioni campane servite dall’Acquedotto Campano”, e più avanti richiede “che vengano allertate le procedure di Protezione Civile in considerazione dell’attuale stato di emergenza idrica”. In altre parole, con la prima frase si dimostra di essere a conoscenza di una crisi idrica che va avanti da tempo, ma con la seconda la si presenta come un accadimento improvviso: appunto “un’emergenza”.
E si tenta di avvalorare questa contraddizione aggiungendo che “il deficit idropotabile derivante dalle sorgenti del Biferno è di oltre 1500 litri al secondo” per cui la disponibilità si è ridotta a poche centinaia di litri al secondo: “portata che non garantisce affatto l’alimentazione idrica dell’area beneventana”. Un dato esatto presentato, però, in maniera fuorviante. Perché è vero che in periodi di abbondanza dal Biferno sono entrati nell’acquedotto campano fino a 1500 litri al secondo: ma in realtà l’area beneventana utilizza normalmente non più di 130 litri/secondo. E la prova è data dal fatto che dal 2 al 30 novembre - in base allo schema di misurazione fornito dalla Molise Acque - nell’acquedotto regionale campano sono stati sempre immessi 200 litri al secondo: come mai, allora, questa quantità rivelatasi sufficiente fino al 21 novembre, non lo è stata più dal 23 novembre, fatidica data dei rubinetti a secco? Come mai, benché la Molise Acque continuasse a fornire 200 litri al secondo, dal 23 novembre a Benevento sono arrivati solo 50 litri al secondo?
Da parte sua la Molise Acque risponde con una lettera del 27 novembre firmata dal presidente Malerba e dal direttore generale Pasquale in cui, oltre ad affermare che “dalle sorgenti del Biferno vengono inviati in Campania oltre 200 litri/secondo… come hanno riconosciuto gli stessi tecnici campani” e che questa quantità “assicura più di due volte il fabbisogno di Benevento”, conclude con malcelata ironia che “la situazione campana francamente appare più un’evidente disfunzione gestionale che un problema di quantità, non essendo stato possibile capire le ragioni tecniche della questione beneventana degli ultimi giorni nei quali non abbiamo ridotto in alcun modo la fornitura”.
RACHOMON, dunque, continua. E mentre i molisani scrivono in maniera rude ma chiara, la Regione Campana risponde alla Molise Acque con una lettera del 30 novembre che è un capolavoro di diplomazia, facendo intravedere anche possibili, future, vantaggiose “alleanze”.
Il solito direttore del servizio Generoso Schiavone, infatti, dopo avere esordito esprimendo “ringraziamenti per la collaborazione e la solidarietà (…) mai venuti meno nel corso degli anni”, conferma che la “portata è rimasta praticamente inalterata sul valore assolutamente irrisorio di 200 litri/secondo”. E come suggerisce di rimediare a quello che definisce un misterioso deficit? Con “l’avvio di immediati studi atti a comprendere il fenomeno che sfugge alle classiche comprensioni idrogeologiche”: studi da affidare in equa parte a un professore dell’Università di Cassino, De Marinis, e a uno di Napoli, Celico per “accertare l’eventuale fattibilità di opere idrauliche rivolte a superare il deficit in atto, alle quali lo scrivente settore potrà concorrere anche sotto l’aspetto economico-finanziario”. Insomma, ancora non si sa perché l’acqua è mancata, ancora non è stata fatta la diagnosi della malattia ma già l’assessorato campano è pronto a sganciare finanziamenti.
Ovviamente questa non è una corrispondenza pubblica: per cui il cittadino è ancora in attesa di una risposta ufficiale da parte della Regione Campania che spieghi che cosa è successo sulla grossa condotta che dal Molise porta l’acqua verso l’area beneventana e verso Napoli e Caserta. La risposta, però, come l’acqua, non è arrivata. E visto che oltre 100 litri al secondo non possono sparire nel nulla, c’è chi comincia a chiedersi: dove sono stati dirottati e da chi?.
Anche perché, come emerge ancora dalla lettera del 23 novembre, questa “sparizione” ha un’aggravante: poiché la parte alta di Benevento può essere alimentata “solo dal rifornimento extraregionale del Biferno”, ciò significa che, se per motivi ancora ignoti, l’acqua del Biferno destinata a Benevento è stata dirottata altrove, chi l’ha dirottata sapeva che la città sarebbe rimasta a secco e che avrebbe provocato una situazione di “emergenza”.
Un’ “emergenza” che si poteva evitare: non solo perchè la crisi idrica era stata ampiamente annunciata, ma perché – prima che scoppiasse - era già pronta la soluzione per risolverla. Come si legge, infatti, al termine della lettera, era praticamente pronto il collegamento per prelevare nuovi apporti di acqua per Benevento dal campo pozzi di Solopaca gestito dall’azienda avellinese dell’Alto Calore.
Ma allora, se la soluzione era già stata individuata e approntata, perché è stata necessaria un’ “emergenza” per metterla in pratica? Forse perché l’acqua di Solopaca è di qualità talmente inferiore rispetto a quella del Biferno, che i beneventani l’hanno ingoiata solo per mancanza di alternative migliori? Forse perché appaltare nuove opere idrauliche in regime di emergenza – cioè, a trattativa privata – è più “agile”, anche se meno trasparente, che con le normali gare d’appalto? Forse perché l’emergenza è scattata solo per l’incapacità gestionale di yes man individuati per meriti politici che professionali?
Sta di fatto che il muro di gomma contro il quale sono rimbalzati questi e altri interrogativi sollevati da interrogazioni parlamentari, da consiglieri comunali di opposizione e maggioranza, dai comitati di cittadini, dalla stampa locale e inviati anche come commenti a questo blog (vedi quanto pubblicato in merito in “Documentazione Acqua”), fa apparire questa “emergenza” una sorta di “golpe idrico” che costituisce un pericoloso precedente in uno Stato democratico: perché ora che - per colpa dei cambiamenti climatici – l’acqua sta diventando un bene prezioso come il petrolio, vi immaginate quale potente strumento di clientela, quale arma di ricatto politico e sociale, quale serbatoio di voti può rappresentare in Campania, se viene gestita in assoluta mancanza di trasparenza?
Risultato: l’improvvisa mancanza d’acqua nei rubinetti di 35.000 beneventani il 23 novembre, non c’entra con la crisi idrica dovuta all’impoverimento delle sorgenti. “E nessuno potrà mai convincermi del contrario. Questa è una crisi anomala, senza precedenti e senza equivalenti in altri comuni del Sannio serviti, come Benevento, dall’acqua molisana del Biferno”: così ha detto anche il sindaco di Benevento alla fine dell’assemblea di venerdì 30 novembre. Sia Fausto Pepe, infatti, che diversi consiglieri di maggioranza e opposizione intervenuti all’incontro, non hanno potuto negare l’evidenza di una crisi assurda, come dimostrato dalla documentazione e dalla ricostruzione dei fatti fornite dal Coordinamento delle Contrade: nella pagina “Documentazione Acqua” c’è il video dell’assemblea tenuta in consiglio comunale, affinché ognuno possa farsi un’opinione diretta della nostra denuncia, della risposta del sindaco, delle considerazioni del vicepresidente del consiglio comunale all’opposizione Gennaro Santamaria, e del consigliere di maggioranza Giovanni Zarro.
Ammesso, comunque, che oggi sia carente, in questa fase di emergenza poteva essere integrata con altre fonti esistenti su Benevento attualmente gestite dalla GE.SE.SA. In particolare, con i campi pozzi di Pantano e Ponte Valentino, la cui qualità è scadente ma i costi di trasporto bassissimi perchè la risorsa idrica è vicina alla rete. In particolare per utilizzare l’acqua di Ponte Valentino, basterebbe completare con un tubo un’opera praticamente pronta, dotata perfino di depuratore e prevista proprio per fronteggiare l’emergenza. Perché queste soluzioni non sono state prese in considerazione? L’interrogativo rimane sospeso mentre la soluzione politicamente più supportata da quelli che siedono al tavolo regionale per l’emergenza, è il ricorso all’acquedotto di Solopoca, gestito dagli avellinesi dell’Alto Calore. Perché?
Forse l’Acqua del Taburno – Camposauro (detta di Solopaca) è migliore? No: è un’acqua dura, di pessima qualità, che deve essere trattata prima dell’uso, per cui ha un costo elevato. E’ vicina a Benevento? No: è lontana e deve essere pompata, il che aumenterà ulteriormente i costi e le relative bollette per i cittadini. Alla fine risulterà migliore di quella del Biferno? No: anche depurata e miscelata con quella di un’altra sorgente sarà comunque più scadente. Non solo: quest’acqua - gestita dal consorzio Alto Calore che emette bollette ben più salate rispetto a quelle della Gesesa - proviene da un acquedotto costato una follìa rispetto ai risultati. Lungo 57 chilometri, la cifra da capogiro impegnata - circa 30 milioni di euro - è servita soprattutto a bucare un’intera montagna per miscelare l’acqua di pessima qualità proveniente dal Taburno-Camposauro con quella della sorgente del Fizzo. E, forse sperando di migliorare la miscela, si è completata l’opera con un’installazione dell’arista Mimmo Paladino.
Soldi a parte spesi per l’arte – come gli altri, comunque, sganciati dai cittadini - fra tutte le soluzioni transitorie avanzate dal tavolone regionale dell’emergenza per Benevento, questa non solo è la peggiore dal punto di vista qualità/prezzo, ma è la più pericolosa: nel senso che da transitoria rischia di divenire definitiva. Come hanno dichiarato, infatti, i “politici dell’acqua” riuniti a Napoli – in particolare l’assessore regionale Acque e Acquedotti Nocera - questo acquedotto dovrebbe essere l’asso nella manica per “rendere indipendente Benevento dal Torano Biferno”. Ma qual è il vantaggio di barattare un’acqua preziosa come quella molisana, con una di gran lunga peggiore? Forse c’è per qualcuno: ma sicuramente non per i beneventani, pressati da questa assurda crisi idrica ad accettare soluzioni peggiorative che, definite transitorie, rischiano di diventare definitive. Perciò le soluzioni già pronte di una malattia della quale non si conosce la causa, sono sospette: perché sembrano adottate più per rispondere a sospette logiche politiche, che all’interesse della maggioranza dei cittadini.
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27 Novembre 2007
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CI VOGLIONO RUBARE LA NOSTRA ACQUA!
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La Molisana Acque sostiene di avere inviato nell’ultimo mese in Campania sempre la stessa quantità di acqua: circa 200 litri al secondo. La Regione Campania, invece, ipotizza – senza dirlo, però, chiaramente - un’improvvisa e drastica riduzione di rifornimento dal Molise. Per sapere chi dice il vero basterebbe andare a misurare l’acqua in entrata dal Molise. Ma nessuno lo fa, preferendo cavalcare la tigre dell’emergenza e sollevando polveroni. Allora chi ha ragione?
Sia dalla relazione presentata nell’incontro che dal manifestino - riportato qui di seguito e distribuito per le strade - si capisce, infatti, che alcuni cittadini avevano già sgamato l’inghippo.
Ma non saranno certo i polveroni e le strumentalizzazioni politiche a risolvere il problema,
né le soluzioni tecniche affrontate sotto la spinta dell’emergenza.
DIVENTI UN PRETESTO PER RAGGIUNGERE ALTRI FINI
- ECONOMICI E POLITICI – A DANNO DEI CITTADINI
Così, nel pomeriggio del 27 novembre, nella scuola elementare di contrada San Vitale – luogo di incontro di altre battaglie sostenute dall’Associazione Amici di San Vitale, prima di diventare capofila del Coordinamento delle contrade beneventane – si affollano cittadini, rappresentanti di associazioni ambientaliste e di categoria e qualche consigliere comunale incuriosito dal manifestino diffuso anche dalla stampa locale. E in questa occasione il Coordinamento – con il supporto di propri esperti – fornisce una prima analisi degli approvvigionamenti che servono Benevento, per individuare nel bailamme di dichiarazioni politiche, che senso abbiano le soluzioni tecniche suggerite. Si scopre, così, che non ne hanno.
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23 novembre 2007
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“RACHOMON DELL’ ACQUA ” : ovvero, le due verità
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Il 23 novembre improvvisamente 35.000 beneventani sono rimasti senza acqua e hanno vissuto per più di una settimana una situazione da Terzo Mondo: scuole chiuse anticipatamente, mense scolastiche annullate, esercizi commerciali in tilt, acqua razionata. Una situazione da Terzo Mondo non tanto per la mancanza di acqua in sé – alla quale si è cercato di sopperire con autobotti e altre soluzioni di emergenza - ma perché solo come avviene nei paesi sottosviluppati o retti da regimi antidemocratici, l’acqua è mancata senza preavviso e senza un perché. Anzi: proprio chi doveva fare chiarezza ha creato confusione utilizzando le parole in modo tale da intorbidare le acque.
Il microfono, infatti, è stato strappato di mano a chi aveva il compito di dare le spiegazioni tecniche – cioè, la GE.SE.SA la società mista a maggioranza privata, che gestisce l’acquedotto di Benevento e altri Comuni del Sannio – e hanno preso il sopravvento le dichiarazioni politiche. Risultato: al cittadino è stato detto di tutto, senza un minimo di coerenza, con scarsi e inadeguati supporti tecnici, approfittando anche della distrazione di chi era troppo impegnato a riempire vasche e bacinelle per fare scorta d’acqua. Un vero e proprio caos mediatico: come risulta dai resoconti giornalistici e televisivi dei “tavoli dell’emergenza” apparecchiati nella prefettura beneventana e nella sede napoletana della Regione, e dalle dichiarazioni politiche fatte durante il frenetico consiglio comunale straordinario di domenica 25 novembre (vedi il materiale in “Documentazione Acqua”).
Un’emergenza, però, subito apparsa strana agli addetti ai lavori. Perché ancora prima di conoscerne le cause e stabilire la diagnosi, i responsabili istituzionali già suggerivano la cura: per la quale, ovviamente, erano necessari cospicui finanziamenti pubblici. L’emergenza, infatti, sembrava tenuta in piedi da due traballanti e improbabili sostegni. Primo: un improvviso aggravarsi della crisi idrica in atto sulle sorgenti del Biferno, che alimentano l’omonimo acquedotto gestito in Campania dalla nostra Regione e in Molise dalla “Molise Acque”. Secondo: un sospetto, formulato non a chiare lettere, ma quanto basta per far ricadere la colpa della repentina chiusura dei rubinetti sulla Molise Acque, responsabile di averlo fatto senza preavviso o addirittura per ritorsione.