SE LO STATO FINISCE PER FARE UN PIACERE ALLA CAMORRA… DEGLI APPALTI
La magistratura ha chiuso l’inceneritore di Terni: 9 indagati, incubo diossina, 32 operai che dovranno subire esami medici e radiologici perché hanno lavorato in un inceneritore contaminato da rifiuti tossici e radioattivi. La chiusura dell’impianto è di questi giorni. Ma la denuncia dell’ex ministro Edo Ronchi e del chimico Walter Ganapini che l’inceneritore sarebbe stato contaminato anche dai rifiuti radioattivi contenuti nelle ecoballe di Napoli, non è nuova. Ronchi ne ha parlato nella trasmissione Ambiente Italia del 5 gennaio 2008 rivelando che si erano registrate sostanze radioattive nell’area circostante l’inceneritore di Terni quando furono bruciate una serie di “ecoballe” provenienti dalla Campania. Denuncia ribadita anche da Ganapini, già docente nelle università di Venezia e Milano e presidente di Greenpeace, il quale (in un’intervista a «Il Manifesto» che puoi leggere nella pagina Documentazione-Rifiuti) spiega come la camorra abbia lucrato all’ombra delle politiche energetiche degli ultimi anni, denuncia la “lobby degli inceneritori” e aggiunge: “… Le ecoballe non possono essere bruciate poiché non si sa cosa ci sia dentro. È notorio che sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali sono state assemblate con rifiuti ordinari. Due anni fa, alcune ecoballe portate a Terni per essere smaltite si rivelarono radioattive e contaminarono l’inceneritore».
Anche per questo gli abitanti di Acerra sono terrorizzati dall’entrata in funzione dell’inceneritore costruito dall’Impregilo che – obsoleto e mal progettato – nasce superato e inaffidabile come quello di Terni.
Il problema dell’emergenza napoletana, quindi, è nazionale: perchè i rifiuti che vanno e vengono dalla Campania sono il frutto di un traffico sporco e illecito che tutti i governi alternatisi negli ultimi 14 anni non hanno fatto nulla per arginare. Anzi, con i provvedimenti adottati e le soluzioni scartate hanno finito per favorirlo: perché, infatti, la struttura del precedente commissario Bertolaso ha valutato come possibili discariche solo cave dismesse, inadatte geologicamente parlando e quasi tutte in mano alla camorra? E perché fra zone deserte e geologicamente idonee, ha preferito aree protette accanto a centri abitati come Serre di Persano? Queste e altre le domande inquietanti sono contenute nell’articolo di Antonio Polichetti, membro della segreteria delle Assise di Palazzo Marigliano (che puoi leggere nella pagina Verità rifiuti ) e nell’incredible racconto-denuncia del geologo De’ Medici (nella pagina Documentazione Rifiuti ).